e il topo rise

E il topo rise (Atmosphere Libri, 2012) è un romanzo “frame” della scrittrice israeliana Nava Semel, un testo composto da parti narrative, poesie che compongono la storia di una sopravvissuta alla Shoah. All’epoca dei rastrellamenti nazisti era una bambina di cinque anni, e fu nascosta in un pozzo sotto terra da contadini.

Sembrerebbe una fiaba, difatti Semel si avvale di diversi registri narrativi, tra i quali anche la leggenda. Come le più antiche e popolari fiabe, è una storia atroce, orrenda, piena di mostri. Per cominciare la famiglia di contadini, spietati e avidi, che tengono la bambina dietro pagamento. Non bastasse, la piccola subisce anche la violenza del figlio dei contadini. Come nelle fiabe, c’è un animale totemico, il topo, nel quale la bambina, dapprima terrorizzata, finisce per identificarsi. E come nelle fiabe c’è un lieto fine, anche se la felicità non apparterrà mai alla bambina divenuta donna.  Un sacerdote la salva, ci sarà un futuro per lei, vivrà in Israele, avrà figli e alla nipote infine raccontera, frammentata e spaventosa, la sua storia.

Semel avverte il lettore fin dalle prime pagine: “Non si tratta di quel genere di storie amate dal pubblico. Invece di una vecchia signora, date loro qualcosa di più leggero e ottimista, con una trama avvincente (…) Il pubblico del nuovo millennio emette il proprio giudizio in fretta. Dice di aver l’impressione di aver sentito abbastanza. Il mondo è pieno di storie, una storia vale l’altra (…)” Sembra proprio di sentir parlare certi esperti di marketing, certi responsabili editoriali. O la propaganda di una dittatura mediatica in cui storie e temi sono decisi e offerti come prodotti, manipolando l’opinione e anche le impressioni, le emozioni della gente.

Nel nuovo millennio, questa storia, la storia di una persona segnata dall’orrore, parte di una comunità immensa di persone straziate e persone scomparse, diventa una specie di mito. Ed ecco, nella parte finale del libro di Semel, il mito rivelarsi verità storica con il ritrovamento di un diario, per ricordare a tutti che le parole scritte e tramandate possono orientarci e ristabilire quel principio di realtà che nella confusione di storie che “valgono una l’altra” a poco a poco svanisce.

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