sogni

Come si arriva a un libro, oggi?

Sembra facilissimo, basta entrare in una libreria o in una biblioteca, anzi, chiedere a un bibliotecario, spesso ottimo lettore, anche a un libraio-lettore (non tutti lo sono, ma alcuni sì, e molto attenti e preparati). Leggere una recensione, in rete o su un giornale o una rivista, navigare tra blog letterari…

Però c’è sempre il sistema infallibile: il consiglio degli amici.

Per esempio: questo Gli effetti secondari dei sogni (Mondadori) mi è stato consigliato da un’amica, Laura. Non ci sarei arrivata, altrimenti. Primo, perché è un romanzo francese e di francese confesso di leggere poco o nulla. Sono più attratta dalla letteratura britannica e americana, israeliana, latino-americana, esteuropea. Inoltre, perché il libro non è una novità e come ben si sa, difficilmente si nota su scaffali in libreria o si legge una recensione. Dei libri si parla solo se sono freschissimi, appena sfornati. Poi, quasi scompaiono. Sono contenta perciò di recuperare un romanzo pubblicato quasi 4 anni fa e che mi ha molto colpita.

Il romanzo di Delphine Du Vigan è interessante per il tema e per la scrittura: si tratta di una narrazione in prima persona della piccola e geniale Lou, tredicenne dal quoziente intellettivo altissimo, ragazzina prodigio che frequenta già il liceo e che un giorno, alla richiesta di preparare una relazione di studi sociali, propone l’intervista a una senza tetto, giovanissima e intravista per caso. Si tratta di una fantasia, quella di riuscire a entrare in contatto con una clochard, ma poi la fantasia si trasforma in realtà e Lou riesce ad avvicinare, poi far parlare, infine diventare amica di No (nome che è una negazione, ma anche diminutivo dell’originario Nolween), diciottenne abbandonata, priva di famiglia e amici e costretta a vivere in strada. Poi il sogno legittimo di aiutarla concretamente diventa per Lou l’imperativo di ospitarla a casa sua, dove sua madre, preda di una brutta depressione, grazie alla nuova presenza si rianima. Sembrerebbe una storia a lieto fine, ma non siamo in una fiction televisiva, siamo nella letteratura, che non ha il bisogno di compiacere né di soddisfare facili aspettative. Il finale peciò è un po’ più amaro, anche se aperto alla speranza. Nessuno può avere la presunzione di redimere o cancellare il passato altrui, né di trasformare una dura, difficile, ferita esistenza in una vita di routine. Ma può offrire un’opportunità, e donare calore.

Certo, sapere che in Francia ci sono almeno 300.000 senza tetto è una notizia sconvolgente. Bisognerebbe smetterla di sbandierare il famoso benessere di un’Europa dove sempre meno ci si occupa dei più deboli, e invece si scavano fossati sempre più profondi.

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3 commenti
  1. Emma ha detto:

    La trama mi piace, una lettrice accanita di tredicianni lo potrebbe leggere? Grazie in anticipo. Emma

  2. Rispondo alle due domande: riguardo al romanzo, credo tu possa leggerlo, la protagonista ha la tua età e potrai trovare molti punti in comune con le sue idee e le emozioni che prova.
    Quanto alla caratterizzazione dei personaggi, in ogni storia ci sono sempre frammenti autobiografici, anche se lo sforzo è quello di differenziare sempre ogni personaggio. Credo che nei romanzi emergano soprattutto i valori in cui uno scrittore crede, i suoi punti di vista sull’esistenza e la ricerca sulle diversità delle persone. Anche in questo caso, è interessante il lavoro di Delphine du Vigan di comprendere, approfondire la condizione, le motivazioni, l’esistenza di una ragazza senzatetto.
    A presto,
    Paola

  3. Emma ha detto:

    Grazie mille della doppia risposta. Emma

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