lupo rosso

In questi giorni proviamo temperature polari, simili a quelle della Svezia di Liza Marklund, che definire semplicemente giallista sarebbe improprio. I suoi romanzi, difatti, aprono un interessante spaccato sulla vita sociale, sulle relazioni, il lavoro, la cultura contemporanea di un paese che si scopre più vicino a noi di quanto si potrebbe pensare.

Ne Il lupo rosso (Marsilio), al centro della storia c’è il plot poliziesco, che tratta di un serial killer dai trascorsi maoisti su cui indaga l’intrepida e un po’ nevrotica giornalista Annika Bengtzon, protagonista della serie di thriller di Marklund. Ma intorno a questa caccia al killer c’è molto di più di un ambiente politico di anni passati (buffo trovare maoisti in Svezia, ma negli anni Sessanta e Settanta non c’era da stupirsi di simili fratellanze universali). C’è un forte cambiamento nel mondo dei media, che vede avanzare un potente gigante delle telecomunicazioni, l’accentramento di potere in vari canali d’informazione di una famiglia, ci sono politici che chiedono di fare pressione sui media per far passare leggi utili alla loro immagine e ai loro interessi, e sopratutto ci sono donne che devono mettere insieme carriera e famiglia. Con grande fatica, la stessa Annika, brillante e intuitiva reporter deve badare a casa, bambini e già che c’è a un marito che alla prima occasione la tradisce spavaldamente con la solita collega giovane, carina e libera. Nel frattempo, la sua migliore amica Anne, single con figlia, si vede minacciare dall’ex di portarle via la figlia.

A un certo punto, sembra quasi di essere a casa nostra. E noi che guardavamo alla Svezia come a un faro per l’indipendenza femminile! Ecco invece il marito fedifrago di Annika che si lamenta con l’amante, proprio come farebbe un maschilista italiano, perché la moglie non bada alla casa e ai bambini, e lo trascura!

Alla fine, ci si consola con la parte di brivido offerta dal nodo poliziesco, tra paesi sconfinati nel gelo nordico, con casette modeste, enormi acciaierie, villaggi tetri mai sfiorati dal ricco welfare scandinavo riservato alla sola Stoccolma.

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