Stamattina sono andata a rifornirmi di té, la mia bevanda preferita. Sarò banale, ma i miei due gusti preferiti sono l’Earl Grey e il Jasmine, uno per la mattina e uno per ogni momento della giornata. Ci sono anche altre varietà che scelgo ogni tanto, ma siccome sono abbastanza metodica, va a finire che torno sui miei due gusti.

NON USO BUSTINE! Compero il tè in un negozio molto carino, Le vie del té in piazza Ghiberti (a Firenze). E’ una casa del Tè che offre decine e decine di qualità varie, contenute in bellissimi barattoli verdi allineati sulle scaffalature di legno. Si può scegliere leggendo attentamente una lista con la divisione dei té per provenienza e qualità. Per curiosità, qualche volta ho comprato un té giapponese o uno speziato, ma come ho detto, alla fine torno sempre a bomba sul bergamotto e il gelsomino. Nel tempo, mi sono provvista anche di teiera speciale: con colino incorporato, di ghisa oppure, massima sciccheria, tutta di vetro. Questa particolare teiera è perfetta per una varietà di té (gelsomino bianco per esempio) arrotolato in palline che, con l’acqua calda, si dischiudono e allungano le foglie nell’acqua, come fili d’erba, effetto assai scenografico da proporre quando ti arrivano quegli ospiti snob tra capo e collo e tu, naturalmente, non hai assolutamente nulla in casa, soltanto biscotti del Mulino Bianco e magari questo provvidenziale té.

Le vie del té ha anche qualche tavolino per la degustazione (non so se sia giusto questo termine per il té, ma è per intendersi). Sono appunto pochi tavoli dove si può davvero passare un po’ di tempo in santa pace (i bevitori di té di solito sono persone amanti della quiete). Di certo non come il ricordo che ho del famosissimo e visitatissimo Palais des Thés a Parigi, nel Marais.

Intanto era novembre e pioveva a dirotto, anzi è piovuto ininterrottamente per tutti e cinque i giorni in cui io e mio marito siamo stati a Parigi. Non eravamo in vacanza (ero alla Fiera del Libro), ma quando si è in una città del genere e si è italiani provinciali (oltretutto gli italiani sono tutti provinciali, anche i metropolitani romani o milanesi), ci si sente in vacanza e si va a vedere i posti. Io poi, mi sono piccata di andare in questo palé dé té (comm se di an fransé). Si sa come siamo noi ragazze quando ci mettiamo in testa una cosa, no? Sicché, via per queste strade del Marais sotto il diluvio (le diluge), in cerca di ‘sto palé che non si trovava. Mio marito stringeva i denti e l’ombrello tra le dita forse per non strozzarmi sul posto e io dura, eh no bisogna vedé le palé, bisogna andà labà… Dopo un’ora, fradici e sfiniti, vediamo una coda di un centinaio di metri in attesa sotto l’acqua per allé nel palé! A quel punto, mi sono arresa. Ci siamo rifugiati nel primo normalissimo bar e ci siamo sparati una cioccolata calda avec la pannà. Per una volta, in barba al té.

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1 commento
  1. Adesso ho capito perché mi sei così simpatica! Abbiamo le stesse passioni: leggere, scrivere….e il tè! Io amo in particolare il tè nero (anche se ho povato il bianco, il verde e anche il rosso, alla fine torno sempre lì), poco i tè con gusti floreali, molto quelli aromatizzati alle spezie (soprattutto la cannella). Quando ricapiterai a Pesaro, so cosa offrirti. Un abbraccio.

    Francesca

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