nessuno si salva

Parafrasando il celebre titolo di Mazzantini, potremmo sottotitolare “Nessuno si salva (punto)” il libro di Joyce Carol Oates, La ragazza tatuata (The Tattoed Girl) appena pubblicato da Mondadori, ma uscito nel 2004 negli USA. La storia è infatti tragica, spietata e cruda, la ricerca delle radici del pregiudizio e della violenza che l’autrice persegue da anni e che, almeno negli ultimi libri, non lascia alcuno spiraglio di speranza, figurarsi un briciolo di bontà.

Oates indaga qui il tema dell’antisemitismo, che ha radice antica e vigorosa, e che né la letteratura né la storia né la conoscenza sembrano poter strappare via, tanto è incagliata nella roccia impenetrabile del pregiudizio che si tramanda e si diffonde con più facilità, con pochi, essenziali, rozzi concetti.

Lo scrittore Joshua Siegl, autore di un primo e acclamato capolavoro basato sulla Shoah, vive recluso, un po’ come Salinger, in una villa appartata ed è vittima di una malattia nervosa. A soli trentotto anni, ragiona e si comporta come un anziano e si gingilla con lavori mai conclusi, tra i quali una traduzione dell’Eneide. In cerca di un assistente, dopo aver escluso brillanti studenti di letteratura o giovani laureati, alla fine offre l’incarico a una ragazza strana, sola, vagabonda, arrivata chissà come nella cittadina, una ragazza che sa a malapena leggere e scrivere, apparentemente timidissima e impacciata. Vittima del buon cuore e della sua ingenuità, lo scrittore non sa di essersi davvero messo una serpe in seno. Perché la ragazza, che ha brutti ed elementari tatuaggi per tutto il corpo, è profondamente antisemita, venendo da un luogo sperduto dell’America, dove non ha conosciuto che ignoranza, violenza, sopraffazione e una buona e profonda dose di pregiudizi più forti di ogni altro precetto, persino cristiano.

Il romanzo fiume non ci premia con un finale di comprensione – o di compassione. Perché appunto nessuno si salva e nessuno è salvo. Lo scrittore stesso è lunatico, maniaco depressivo, e ha una sorella folle. In questo mondo non ci sono sani, sembra dirci l’autrice: ci sono soltanto diversi gradi di pazzia, e bisogna guardarsi bene uno dall’altro.

Dura lezione, priva di qualsiasi ironia, che suona apodittica. In considerazione del fatto che Oates gioca proprio sul contrasto linguistico – e dunque culturale e sociale – tra il colto scrittore e la illetterata ragazza tatuata, che si chiama “Alma”, ovvero “anima”: illogica, irrazionale, rozza e infine vittima di una scelleratezza inarrestabile. Si chiude il libro con una grande tristezza, ma devo confessare anche senza una particolare commozione.

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1 commento
  1. Gent.le Paola Zannoner,
    sto cercando di mettermi in contatto con lei per la presentazione di un libro.
    Lascio in allegato il mio indirizzo mail.
    Grazie e cordiali saluti
    Massimo Becattini

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