dal Giappone per amore

The Buddha in the Attic (la traduzione italiana è: Venivamo tutte per mare, ed. Bollati Boringhieri 2012) di Julie Otsuka è un romanzo corale, dalla scrittura poetica, che assomma le voci delle donne giapponesi emigrate negli Stati Uniti agli inizi del Novecento. Una vicenda poco conosciuta (a me del tutto sconosciuta, per esempio), di una pagina della storia lunga, dolorosa e purtroppo possiamo dire sempre molto simile dei migranti, di ogni paese e di ogni epoca. L’illusione di trovare un mondo meraviglioso di benessere e tranquillità di chi parte pieno di speranza e di sogni, poi la delusione, lo sperdimento, il dolore, la fatica, e in più la malevolenza, lo sfruttamento, la violenza, la discriminazione sofferte.

Così una storia di quasi un secolo fa risuona attualissima, e particolarmente impressionante per il punto di vista collettivo affidato alle donne, le spose per procura ingannate da uomini che si erano descritti ricchi, fortunati, più giovani, persino romantici e si rivelarono poveri, a volte anziani, e pronti a usare le mogli come docile manodopera. Loro, le ragazze arrivate dalle città e dalle campagne giapponesi, alcune appena adolescenti, abituate a prendersi cura di sé, a scrivere e leggere, con i loro kimono di seta nei bauli, si trovarono a lavorare la terra dall’alba alla notte, a essere donne delle pulizie, cuoche, stiratrici, prostitute, persero ogni gioia, ogni fiducia, ogni desiderio. “Lavoravamo e basta” dicono con durezza, con rassegnazione.

Forse questa pagina potrebbe essere scritta oggi dalle donne migranti, per esempio nel nostro paese:

Senza di noi, loro cosa avrebbero fatto? Chi avrebbe raccolto le fragole nei loro campi? Chi avrebbe colto la frutta dagli alberi? Chi avrebbe pulito le loro carote? Chi avrebbe strofinato i loro gabinetti? Chi avrebbe riparato i loro abiti? Chi avrebbe stirato le loro camicie? Chi avrebbe sprimacciato i loro cuscini? Chi avrebbe cambiato le loro lenzuola? Chi avrebbe preparato le loro colazioni? Chi avrebbe pulito le loro tavole? Chi avrebbe consolato i loro bambini? Chi avrebbe fatto il bagno ai loro anziani? Chi avrebbe ascoltato le loro storie? Chi avrebbe tenuto i loro segreti? Chi avrebbe raccontato le loro bugie? Chi li avrebbe lusingati? Chi avrebbe cantato per loro? Chi avrebbe ballato per loro? Chi avrebbe pianto per loro? Chi avrebbe porto l’altra guancia per loro e poi un giorno – perché eravamo stanche, perché eravamo vecchie, perché potevamo – perdonarli? Soltanto un pazzo.

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