ad alta voce

Leggere o non leggere ad alta voce? Ancora molti insegnanti me lo chiedono, e spiegano: Sa, non ho una bella voce, non ho intonazione, forse sarebbe meglio fare un corso di drammaturgia? No, per carità. Leggete, leggete eccome ad alta voce. Leggete ai bambini che si siedono in semicerchio davanti a voi con le faccette protese, che sembrano bere le vostre frasi, le vostre parole. Leggete ai ragazzini irruenti che poggiano il mento sulle mani, i gomiti puntati sui banchi. Leggete ai diciottenni semistravaccati sulle sedie sempre troppo piccole, scomode, rumorose, delle aule mai rimodernate dove vi tocca, ci tocca, fare scuola.

Leggete con la vostra voce, non alteratela per favore, non cercate di assumere il birignao dei sedicenti lettori di professione, quelli che spalancano le vocali, arrotano le erre, sibilano le esse, imitando i grandi attori, quelli della “bella voce”, quelli che vanno in giro a leggere e a far suonare le parole di Dante o di Alda Merini, alla fine l’autore è solo un vessillo sotto cui dispiegare la potenza dell’ugola, per trasportarci su un altro livello, non la comprensione del testo, ma la vibrazione del testo, il suono del testo, il suono della voce, la bravura di chi legge. Ma cosa ha letto? Boh.

Se proprio volete iscrivervi a un corso, casomai fatelo di dizione, ché stemperare un accento troppo marcato può essere, oggi, lodevole. Organizzate voi stessi un corso, o meglio un laboratorio di lettura, dove leggete ad alta voce, vi scambiate pareri, fate pratica, commentate. Assai più utile che venire a sentire me, dietro una scrivania, che dico queste cose in modo teorico, ma voi poi dovete fare pratica, allenarvi, leggere con calma, con semplicità, senza mangiare le parole, senza affrettarvi verso il punto, senza saltare nessuna parola e neppure le virgole, che sono pause, si sa.

Leggete sempre ai vostri studenti. I miei prof, lo scorso secolo (e se dico quarant’anni fa mi sembra una vertigine abissale) leggevano in classe. Leggevano Dante, Petrarca, Leopardi, Manzoni, leggevano Lucrezio in latino e Omero in greco, leggevano e traducevano. Se ne guardavano bene dal recitare, e noi ascoltavamo i versi, i brani, capivamo, e rileggerli da soli a casa era più facile, più semplice capire il senso. Nessuno all’epoca diceva loro di fare un corso per attori, gli attori stavano sul palcoscenico, loro, più umilmente, in aula. Però ci leggevano e ci insegnavano come si legge, con quale ritmo, a volte con quanto piacere, una storia.

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