tabucchi

La scomparsa di Antonio Tabucchi mi addolora. Era uno scrittore che leggevo volentieri da ragazza, quando pubblicava con Sellerio (Notturno indiano, Donna di porto Pym per esempio) e i suoi erano soprattutto racconti, quelli che ora non vanno più di moda. E poi è l’autore del bel romanzo Sostiene Pereira, il suo più sentito, comunque quello che più ha commosso i lettori di mezzo mondo.

Tabucchi poi era un autore che si esponeva, s’indignava, se la prendeva con i potenti e non si faceva scrupoli a denunciare la tracotanza dei politici. Fatto piuttosto unico nel panorama italiano, dove gli scrittori non se la sentono di dissentire granché, soprattutto quando i potenti e i politici sono proprietari di case editrici o televisioni. Non si sa mai.

Insomma, il posto di Tabucchi resterà vuoto, in un ambiente ormai pullulante di scrittori, praticamente tutti esordienti, vuoi per età, per strategia editoriale (gli esordienti costano molto meno), per diffusione letteraria e vuoi perché siamo tutti, sempre e comunque, esordienti. Il pubblico non ricorda se non raramente, e poi è mutevole e non è certo sostenuto dall’informazione, per esempio televisiva, che agli scrittori riserva avaro spazio. D’altronde, l’ultimo libro del celebre poeta mario Luzi, s’intitolava, non a caso: “Dottrina dell’estremo principiante”

 

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