malvaldi

E bravo Malvaldi! Il suo libro “La carta più alta”(Sellerio) è molto accattivante. Un giallo classico, di quelli che attivano le capacità intellettuali, più che l’azione o l’affidamento a tecnologie complesse, e che tengono fuori dalla scena il crimine vero e proprio.

Però il fascino della storia non sta in quel piccolo mistero da sciogliere (non si tratta di una trama complessa come quelle di Camilleri) ma nell’ambientazione di paese della provincia pisana, e negli indovinatissimi, esilaranti, personaggi dei quattro vecchietti ispirati di certo dagli “Amici miei” di Monicelli, che Malvaldi cita nella storia. Quattro giocatori di carte accaniti, incollati alle sedie del BarLume (che sembra inventato da Benni), per la disperazione del barista, anzi barrista Massimo. Il quale è l’ultimo di una lunga serie di investigatori dilettanti ma efficaci, tipici del racconto d’investigazione moderno, dove spesso eccellono giornalisti o avvocati, ma si esercitano anche professori, bibliotecari, studentesse, bambini, animali.

Certo, bisogna dire che con i gialli di Malvaldi l’editore Sellerio conferma il suo ottimo fiuto nello scoprire bravi scrittori italiani di genere e di essere in sintonia con i gusti di un pubblico che apprezza gli autori che osano il localismo, addirittura il dialetto.

 

 

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1 commento
  1. Chiara ha detto:

    Un pò in ritardo questa volta Paola!Già letti da molto tutti i gialli di Malvaldi!!

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