inseparabili

Ecco, mi accingo infine a parlare di un libro assai incensato dalla critica, almeno da quella come si dice “che conta”, persino da Gad Lerner su Vanity Fair. Si capisce quindi il mio timore nel maneggiare roba così scottante!

Capisco benissimo che i critici in questione, uomini di una certa età, abbiano adorato il romanzo così maschile di Alessandro Piperno, dove ci sono pagine e pagine sull’impotenza e l’onanismo di uno dei due personaggi, il sensibile Samuele. Quanto al fratello Filippo, si tratta invece di un tizio nullafacente e fumettaro a tempo perso (e perciò incensato dai media) sposato con una starlette della televisione, proveniente dal vivaio degli anni ’90 di “Non è la Rai”, trasmissione che doveva essere il massimo per i voyeurs. E Filippo è sia marito che voyeur della moglie anoressica, egoista, narcisista, figlia di papà ricchissimo.

Le donne, poverine, si arrabattano con uomini del genere, in questo romanzo che è un fiume in piena di grande maestria verbosa. Piperno è infatti molto bravo nel racconto brillante. Mi ha ricordato certi amici che rallegrano le cene o le serate con la loro parlantina sciolta, gli aneddoti simpatici, la proprietà di linguaggio, l’eleganza anche nel dire volgarità, e soprattutto il cinismo mascherato da ironia. Così ridi, ti diverti, ma poi non c’è niente, nel discorso, che ti faccia pensare a qualcosa di essenziale, di toccante, non c’è un grumo di emozione, perché lo scrittore ha abolito i sentimenti, se non quelli di una madre quasi santa, la mamma italiana, o la yiddische mama di Moni Ovadia.

Romanzo maschile, ho detto, ma (ci mancherebbe) su uomini in crisi, quarantenni poco cresciuti, e ovviamente altoborghesi e romani (ma international, come usa per i ricchi, tra Landon e Niuyork). Siamo in un ambiente che levita molto al di sopra delle miserie umane date dal lavoro o dalle relazioni sociali peggiorate, accanite dalla crisi economica, dalla mancanza di progetti di solidarietà. I problemi scaturiscono casomai dalla sessualità. Il grave danno della famiglia ricca e nevrotica è originato da un padre accusato di pedofilia.

Romanzo maschile, appunto, ma anche Caos calmo (di Sandro Veronesi) lo era, eppure tanto più profondo, vivo, emozionante, coinvolgente di questa sarabanda. E poi dicono dei romanzi femminili al limite del chik-lit. Si sa, le donne fanno sempre ridere a parlare delle loro cose. Quelli degli uomini invece, sono, come dice Camilleri, gran cabbasisi.

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