due domande

Mi sono fatta due domande. Sono domande da italiana tipo e probabilmente qualunquiste e sciocche, ma tant’è, non posso farci niente.

Prima domanda articolata in varie domande: come mai a Londra c’è tantissimo personale dappertutto, nei bar, ristoranti, negozi, magazzini, supermercati, musei eccetera? Siamo in una metropoli europea, dove gli stipendi immagino non siano a livelli di Cina o India, dunque? Come mai da noi le assunzioni sembrano costi esorbitanti e dunque i dipendenti sono pochi e sopraffatti dal lavoro?

Seconda domanda che forse si collega alla prima: Come mai una metropoli del genere, con un numero di turisti impressionante, con un flusso continuo di gente, è pulita? Come mai per terra non ci sono cartacce, mozziconi di sigaretta, bottiglie, lattine, bicchieri di carta, a volte anche set di posate, sacchetti di plastica? Non ci sono assolutamente escrementi? Neppure nei parchi? E sui muri non c’è una scritta? Figurarsi un chewing-gum attaccato? O i simpatici avvisi degli sposi ai lampioni? O striscioni?

Sul ponte Millennium oggi però ho individuato due lucchettucci appesi. Sono sicura che se torno domani saranno spariti.

 

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2 commenti
  1. Dede ha detto:

    ciao, io mi sono chiesta come mai a Londra si possono permettere di avere ingresso libero e gratuito quasi in tutti i musei più importanti.
    tutti i commessi e camerieri erano italiani.

    • Vero? La politica dei musei gratis è stata una tra le più glamorous dei Laburisti, mantenuta anche dai conservatori. Perché porta turismo, pubblico, e poi il museo si finanzia con il proprio bellissimo bookshop, dove tutti spendono qualcosa, e con l’ottimo ristorante, pieno zeppo di gente. Ma prima di tutto la cultura si finanzia con le tasse pagate da tutti, non solo lavoratori dipendenti, ma da albergatori e ristoratori, baristi, pasticceri eccetera avvantaggiati dal turismo. Quanto ai camerieri, anch’io ho trovato tutti i nostri ragazzi nei locali, dal Museo Tate al baretto di periferia. Uno può dire: per fare il barista puoi stare anche in Italia, ma almeno a Londra impari l’inglese, fai un’esperienza, magari un master e hai l’impressione di avere delle opportunità, non di essere tagliato fuori da tutto come oggi i ragazzi sentono nel proprio poco generoso paese.

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