paolini

Tre ore attaccata alla tivvù non mi capita mai di passarle. E’ successo ieri sera con lo spettacolo Itis Galileo di Marco Paolini, uno dei pochi che sa fare teatro con un scena povera, ma con una presenza capace di riempire i grandi spazi scenici che sceglie, che siano vallate o fabbriche o come ieri sera dai laboratori nel tunnel del Gran Sasso per raccontarci storie indimenticabili, commuoventi e profonde.

Come si fa a raccontare Galileo dopo Brecht?  Paolini ha scelto la strada di una narrazione che coniuga attualità con un passato remotissimo, e spiega il celebre Dialogo in lingua veneta (in “lingua madre” per il veneto Paolini) con la maschera e i gesti di un Arlecchino che, grazie alla sua popolarità e al comico della commedia dell’arte, risulta comprensibilissimo.

E poi, per i giovani, che significa Galileo? Ecco come lo mostra Paolini: un “precario”, uno di voi, uno che fa oroscopi, all’epoca bisognava far questo per campare, uno che se ne va da Pisa dove non ci sono prospettive per Padova, la Harvard dell’epoca, uno che è un genio ma non in tutto, perché con la compagna Marina Gamba non si comporta bene… Insomma Galileo ci è molto più vicino e simile di quel che non immaginassimo. Ma poi, ecco lo scarto, ecco l’esempio: il vecchio, costretto all’abiura, prigioniero agli arresti domiciliari, solo, e con grande rischio personale, scrive la sua opera più importante e rivoluzionaria e prima di morire la invia in Olanda, perché sia stampata e divulgata.

Paolini ci porta piano piano dentro la scienza e la filosofia dell’epoca, dentro il tema del confronto tra potere e scienza, attraverso un personaggio che seppe distruggere certezze secolari aprendo la strada alla ricerca scientifica, all’esplorazione dell’ignoto non per gloria, per soldi, potere, ma per la forza della conoscenza. Ci conduce, Paolini, per mano, con ironia, leggerezza, con semplicità, con l’arte del teatro, della dissimulazione e dello svelamento, e ancora una volta ci offre un testo bello, profondo, uno spettacolo da brividi, e molto su cui pensare.

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2 commenti
  1. Chiara ha detto:

    Cara Paola, come stai?
    Grande davvero Paolini….noi veneti!!Pensa che “Itis Galileo” ho avuto l’onore di vederlo “in costruzione” dal vivo nel parco di una villa veneta qui vicino in una caldissima serata piena di zanzare dell’estate di due anni fa…Talmente coinvolgente che non si sentivano nemmeno i morsi delle zanzare.E Paolini improvvisava e aggiungeva cose costruendo il lavoro.Un godimento per la mia passione per il teatro!La stessa magia provata ieri sera.
    Permettimi solo una piccola correzione….la compagna veneziana di Galileo era Marina,non Marta….Perdona una vecchia prof…ma che vuoi…anch’io ho frequentato la Harvard patavina!

    • Carissima, sono felice di leggerti ogni tanto! E grazie per le dritte, come vedrai ho subito corretto! E’ utilissimo avere prof che mi leggono, e che mi fanno partecipe delle loro esperienze. Grazie, Chiara, a presto!
      Paola

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