falcone

Ci sono notizie che ricordi benissimo anche dopo decenni, ricordi dove eri e con chi e cosa stavi facendo. Per esempio la notizia dell’assassinio del giudice Giovanni Falcone, vent’anni fa.

Camminavo con mia sorella in centro a Firenze, vicino a piazza Santo Spirito. Chiacchieravamo. Poi, la locandina del giornale fuori da un’edicola annuncia la tragedia: Falcone assassinato. Restiamo impietrite davanti alla notizia. Mia sorella balbetta: Ma no, non è possibile. Io dico: Non lui. Ci guardiamo e commentiamo, a caldo: Come il generale Dalla Chiesa. Era morto esattamente dieci anni prima, nel 1982, anche lui con la moglie, ma erano soli, in auto ed erano stati crivellati dai colpi in stile gang di Chicago, come amava la mafia. Si disse che la mafia non usava tritolo, un’esplosione del genere era stata come un terremoto.

Noi corremmo a casa, sconvolte.

Ai funerali, la vedova del poliziotto Schifani, della scorta di Falcone, piange e intima agli assassini di inginocchiarsi e dice: “Se avete il coraggio di cambiare” poi vacilla, singhiozza e geme: “Ma loro non cambiano.”

Sembra ieri.

 

 

 

 

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