smartphone delle mie brame

Sarà una mia senile impressione, ma non c’è persona, per strada e nei locali, nei bar, nei bus, nei treni, e purtroppo anche in auto o in moto, che non abbia in mano uno smartphone e, più che telefonare (forse out), lo fissi, come fosse una personalissima palla magica che ti indica dove andare e cosa fare. E che soprattutto ti permette di evitare ogni sguardo, ogni pallido contatto con gli altri: lo strumento perfetto per i timidi è diventato il tiranno anche di chi non è timido, per il delirio di total connection, per informazioni preziosissime, tipo: sto scendendo dal bus o forse “sto andando in bagno.”

Poi si dice che nessuno legge. Hai voglia a metterti a consigliare libri bellissimi, emozionantissimi, avventurosi, brividosi, amorosi. Hai voglia a metterti a fare reading, con musicisti, attori, cantanti, in modo da attrarre la gente attraverso la chiave spettacolare. Hai voglia a parlare della lettura come esperienza emotiva, sensoriale, cognitiva eccetera eccetera. Queste sono tutti tentativi faticosissimi che nel paese dei non lettori sono come arrampicate da free climber su montagne ostiche e infide.

Perché nessuno legge sui tablet e se ne guarda bene dal farlo su uno smartphone. Quello non serve per avere informazione, ma è come uno specchio in formato mignon al quale ognuno in cuor suo ripete: “Smartphone delle mie brame, chi è il più bello del reame?”

 

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