dove sono i lettori?

Forse oggi dichiararsi lettore è out perché lettore non è un ruolo, casomai è immaginato come strumento (un lettore dvd, che già di per sé è obsoleto, come dice la terminologia multimediale).

Che vuol dire essere un lettore? Non fai un tubo, capirai, stai lì in poltrona a leggere. Non sei connesso, invece tutti siamo connessi all around the clock, grazie al magico smartphone delle nostre brame. Non appari, non sei protagonista di nulla, neppure della tua piccola, assai gratificante storia che puoi scrivere (anche senza conoscere nessuno strumento narrativo, che ci vuole?) e pubblicare on-line o anche pubblicare su carta, si chiama self-publishing: tu sei LA STAR!

Invece il lettore, che star è? Di quelle spente da millenni, che riverberano un lucetta fioca nel nero dell’Universo, quando oggi bisogna sparare grossi riflettori sul proprio ombelico per vederselo meglio.

Ecco, invece io qui, voglio parlare del lettore, perché prima di scrittore io sono da sempre – e sempre spero di esserlo – un lettore, anzi una lettrice. Una lettrice che ama le storie, che l’estroversione la conosce non solo come “stare con gli amici” o essere connessa a un mondo ignoto e virtuale, ma come esperienza di altro che la lettura può darmi, come contatto di un insondabile, profondo mondo interiore che gli altri scrittori hanno scandagliato per me, e hanno raccontato con le parole perfette perché anch’io, lettrice, possa riconoscermi nell’umano pensiero, e come diceva il poeta, fingermi là “ove per poco il cor non si spaura”. Sono una lettrice di storie dove si raccontano vite molto diverse dalla mia, perché chi l’ha detto che devo per forza specchiarmi in quel che leggo? Io voglio invece sapere chi sono gli altri, quali molteplici, poliforme vite ci sono intorno a me, io sono, come dice un grande scrittore, una esploratrice dell’esistenza e lo faccio da lettrice prima ancora che da scrittrice. Io leggo perché la letteratura mi aiuta a stare meglio con me stessa e a fare uno sforzo per capire e conoscere gli altri così differenti da me, leggo perché la letteratura è conoscenza dell’anima delle persone, e leggo perché leggendo imparo a pensare e a parlare molto meglio, e già questo non mi sembra poco in un mondo dove si usano sempre le stesse frasi, spesso brutte, scorrette, se non molto triviali, per comunicare e persino per rappresentare una vita che invece avrebbe bisogno di un enorme apparato linguistico per essere raccontata e rappresentata.

(nella foto, giovanissimi lettori di Udine)

 

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