maledetto dostoevskij

Non è l’esclamazione risentita di qualche studente, magari in prossimità di un esame di letteratura russa.

E’ il titolo molto accattivante dell’ultimo romanzo di Atiq Rahimi (pubblicato da Einaudi con la traduzione di Yasmina Melaouah) e ambientato, come i precedenti, a Kabul.

A proposito, c’è ancora la guerra laggiù. Ci sono pure i nostri soldati, sulla faccenda è calata una cortina di silenzio e mi pare che persino l’ultimo libro di Melania Mazzucco (d’accordo, non l’ho letto, ne riparlerò con calma) che ricorda proprio quell’operazione militare attraverso gli occhi di una soldatessa sia caduto abbastanza nell’indifferenza. Di quel posto lontanissimo e confusissimo, di una guerra che finge di non essere tale non si vuole sapere.

Lo scrittore afgano Rahimi però ha trovato un’ottima strategia per ricordarci il suo paese, e la sua tragedia. Attraverso l’omicidio di una vecchia usuraia, proprio all’inizio, ad opera di un ex soldato che è stato in Russia e che proprio per questo ha letto e amato le opere di Dostoevskij. Proprio mentre sta calando l’ascia sulla testa della donna, Rassul è trapassato dal pensiero che si sta comportando esattamente come Raskol’nikov, l’assassino di Delitto e castigo. Non riesce perciò a rubare i soldi, scappa sconvolto, vaga per le strade della città, e perde completamente la voce.

La storia è narrata in soggettiva, ovvero attraverso il discorso indiretto libero, in modo tale da seguire molto da vicino Rassul e poter avere le descrizioni dei personaggi e delle situazioni in cui si imbatte, (e che, se fosse lui stesso a narrare, non si curerebbe di descrivere). Inoltre, questa strategia narrativa permette uno sguardo ironico – distaccato, e quella che in effetti è una vera tragedia, di povertà, morte, violenza, droga, diventa una sorta di scena teatrale, dove il protagonista quasi pirandellianamente cerca la giustizia, addirittura si autodenuncia, ma in tempi di guerra e di fondamentalismo religioso, la sua colpa non è che una inezia, eventualmente da pagare con una semplice multa.

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2 commenti
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