morte al forte

Non si tratta dell’ennesimo thriller, ma di un libro divertentissimo e spietato che farà scuotere i capini di tante signore bene che passarono la loro giovinezza in Versilia, capace tutt’oggi di suscitare sospiri nostalgici e attirare inspiegabilmente torme di semi-VIP. Sto parlando di Morte dei Marmi del bravo Fabio Genovesi, pubblicato da Laterza. Via, bisogna leggerlo soprattutto ora, proprio perché non si andrà in Versilia e forse neppure in ferie, per via della crisi, ma soprattutto dei prezzi che non calano mai in Italia, neanche se ci fosse il più infausto default.

Dicevo attrarre inspiegabilmente torme di VIp o semi VIp e ricconi, perché come racconta Genovesi, il famoso Forte dei Marmi, e direi un po’ tutta la Toscana in generale, è il posto meno ospitale della terra. Eppure le nostre città sono turistiche, più turistiche di così si muore: città d’arte o di vacanza, pullulanti di alberghi e ville e agriturismo e campeggi, con coste belle, dipinte dai Macchiaioli, pinete fin sulle spiagge, borghi medievali dai tettucci rossi sorvolati da miriadi di rondini… Ma la gente è respingente e astiosa, erede di quei maledetti toscani descritti da Malaparte, gente dura e villana, fatta di cacciatori, mangiapreti, e pronta a dividersi in contradaioli nemici uno dell’altro persino in una stessa famiglia, non solo a Siena, ma in mezza regione.

Da toscana, quanto ho riso e ho annuito leggendo le pagine sui villeggianti chiamati servilmente “Signori”, sulla cittadina di griffe estranea a chi ci vive, come succede nel centro di Firenze, sull’arrivo di miliardari che comprano case a botte di milioni in contanti, come nel capoluogo si comprano negozi con valige di banconote e non c’è verso che qualcuno resista di fronte a cifre da capogiro che ti risolvono tutta la vita e anche quella dei tuoi eredi prossimi e futuri. Altro che orgoglio o amore della propria città o del famigerato territorio: non solo pecunia non olet ma è in grado di smantellare un’intera civiltà più in fretta di una guerra.

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