leggere in pianura

In un paese spensieratamente non lettore, convinto che tanto la lettura non serva a un piffero (poi si vedono i risultati), ci sono piccoli e luminosi esempi di come i pochi ma tenaci lettori si organizzano soprattutto in zone dove non c’è una biblioteca pubblica e neppure una libreria.

Per esempio Stefania, ventenne studentessa universitaria che vive a Pianura (Napoli), che io ho conosciuta da ragazzina, quando sono stata invitata nella sua scuola dove i professori avevano organizzato una gara di lettura. Altri tempi, anche se soltanto dieci anni fa. Nella scuola media c’era la biblioteca “G. Rodari”, sostenuta dall’appassionato volontariato dei docenti e che permetteva ai ragazzi e alle ragazze come Stefania di incontrare libri e autori e crescere lettori e lettrici, magari, come ha fatto Stefania, decidere di fare un liceo e poi l’università, invece che convincersi che la cultura e figuriamoci la letteratura non valga un tubo.

La biblioteca non c’è più, benché la stessa Stefania abbia provato a tenerla in vita. Allora cosa ha fatto la  mia amica? Ha messo su pian piano una sua biblioteca in casa e l’ha aperta alle ragazze della sua zona, consigliando letture, proponendo percorsi. Un piccolo gesto di generosità che rappresenta però il bisogno di tenere in vita luoghi di incontro, trasmissione, scambio e conoscenza culturale.

Ma perché una ragazza così deve fare promozione alla lettura da sola?

 

 

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