italia sportiva

Non sono d’accordo con quanti si sono affrettati, post Olimpiade, a definire il nostro paese ormai “di serie B” anche per lo sport, a causa dei mancati programmi scolastici e della perenne ubriacatura calcistica che blocca altre scelte sportive.

Questo mi pare un discorso sorpassato. Andava bene negli anni della mia giovinezza, i famosi anni ’70 e inizi ’80, quando noi giovani eravamo davvero sfisicati, secchi secchi, e si fumava come ciminiere. Ma sono passati più di trent’anni e oggi se vai in un parco corrono tutti, giovani e vecchi, per non parlare di quanti frequentano le piscine e quante piscine sono state impiantate, nei paeselli come nelle città. Vogliamo poi parlare dei ciclisti di ogni età e livello? E delle maratone di ogni tipo in tantissime città? E in mare o sui laghi dei surf, kite surf, barche a vela, canoe, nuotatori?

Certo, la gran parte degli sport, che pure vantano molti praticanti e tifosi, non sono mai sotto l’occhio dei media, ma allora si potrebbe domandarsi se una responsabilità ce l’abbiano i media più che gli sportivi e i frequentatori. Quanto alle strutture scolastiche, ci siamo ormai rassegnati da decenni a farne a meno. Ci basterebbe avere gabinetti decenti.

Riguardo alla serie B a causa dello sport, non mi pare siano i paesi più civili e meglio organizzati, democratici e sensibili a vincere. Che dovrebbero dire allora Svezia, Finlandia o Paesi Bassi?

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