soldate

Con l’occasione del Festival ho comprato e letto Limbo di Melania Mazzucco, un libro che, pur dopo diversi mesi, non esiste in formato e-book (chissà perché).

Non so come esprimere il mio disagio nel confessare che il romanzo mi ha lasciato perplessa. Ammiro moltissimo Melania Mazzucco e ho letto con molta emozione (e interesse) i suoi precedenti lavori, sempre romanzi di alto livello, di potente visione e di scrittura ricca e complessa. Oltretutto è raro oggi trovare una scrittrice (uno scrittore) che cambi genere, sappia attraversare la storia o registrare la contemporaneità con grande libertà, senza l’obbligo di una riconoscibilità seriale, senza preoccuparsi delle presunte aspettative del proprio pubblico.

Eppure, Limbo è un romanzo che sembra tornare indietro rispetto alla linea di sviluppo della sua narrativa. Forse la scrittura è come la memoria definita spiraliforme dal poeta Brodsky, e dunque non ha una direzione lineare, piuttosto circolare e così procede. E allora questo romanzo, rispetto alla Lunga attesa dell’angelo o a Un giorno perfetto, riporta la narratrice a un punto di partenza, quando chi scrive non differenzia le voci narranti, esterna o interna, limitandosi a concentrarsi sulla propria affabulazione anziché sulla credibilità dei personaggi, sulla loro identità.

Poi c’è un piccolo problema, ma è assolutamente un problema mio. Non riesco a leggere la storia di una soldatessa, non mi interessa e un po’ mi irrita. Non riesco a provare compassione della pur ferita e smarrita Manuela, che non è una volontaria di cooperazione internazionale, ma una che parte per combattere ed eventualmente uccidere. Non mi piace l’ideologia militare, né la vita militare, né le missioni cosiddette di pace.

Condivido l’analisi che il grande psicanalista James Hillman ha compiuto proprio sulla guerra e la vita militare in “Un terribile amore per la guerra” (Adelphi), dove si chiarisce come il soldato, per diventare tale, debba disumanizzarsi, atomizzarsi, in favore della disciplina, dell’obbedienza, in vista della guerra, del massacro, dell’assassinio. Ora, leggendo questo romanzo e anche i tributi dell’autrice ai soldati che le hanno raccontato le loro esperienze ho come l’impressione che, appassionata osservatrice qual è, sia stata avvolta proprio da quel terribile fascino per il dio Marte e le sue guerriere.

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