open

Per fortuna tutti scrivono. Altrimenti un libro così non potremmo leggerlo. Si tratta di “Open” di Andre Agassi, uno dei più grandi tennisti degli ultimi vent’anni (ha giocato dal 1986 al 2006). Certo, c’è la mano, la scrittura di un narratore, Moehringer, a mettere insieme il materiale e comporre un grande libro, una storia appassionante e commuovente, che tiene incollati alle pagine anche chi del tennis capisce poco o nulla, come me. Eppure, dal momento che è Agassi, ci sono i match, ci sono le descrizioni dei set, dei tornei, di tutto. Soltanto che quelle descrizioni sembrano racconti di battaglie e i tennisti sono come guerrieri, come in una Iliade odierna, dove ci si disputano le coppe, anziché prede e schiavi.

Il tennis è uno sport di lotta, e Agassi lo paragona al pugilato: “il tennis è boxe senza contatto.E’ uno sport violento, uno contro l’altro e la scelta è brutalmente semplice quanto sul ring. Uccidere o essere uccisi. Sconfiggere o essere sconfitti. Solo che nel tennis le batoste sono più sottopelle. Mi ricorda il vecchio trucco degli strozzini di Las Vegas di picchiare qualcuno con un sacco di arance perché non lascia lividi.”

Ogni torneo è dunque una lotta impervia, faticosissima, stremante, che mette a dura prova il corpo, e quello di Agassi è un corpo martoriato, con la schiena a pezzi che lo costringe a dormire sul pavimento.

Ho letto che questo è un libro “contro lo sport”, ma non mi è affatto sembrato, anzi. Di pagina in pagina l’odio che Agassi prova per il tennis, fin da piccolo e costretto da un padre tirannico a giocare giornate intere, diventa passione – e non dimentichiamoci che questa parola deriva dal latino “patior” cioè soffrire. Si soffre per raggiungere un alto risultato, un grande obiettivo che non è una coppa o una classifica, ma la qualità dell’essere, della persona.

Il ragazzino Agassi, con i capelli decolorati e i pantaloncini in denim, insofferente e arrabbiato, diventa una persona di grande umanità, che fonda una scuola (lui che si era ritirato da scuola) in un quartiere degradato, un bravo papà, lui che aveva un padre terribile, il degno marito della più grande tennista di tutti i tempi, Steffi Graff.

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1 commento
  1. Carissima Paola, le tue recensioni sul blog sono proprio avvincenti.
    Il tuo modo di scrivere, anche nelle recensioni, è sempre coinvolgente e così io, che non andavo mai sui blog di nessuno, ora sono diventata una lettrice del tuo. Come mi è piaciuto il tuo testo sull’incontro con il chirurgo estetico!
    Ho potuto rendermi conto, indirettamente, dei vari festival ai quali partecipi e saperne di più su alcuni libri.
    Grazie, lo sai che ti considero speciale. Un bacione, Caterina

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