prince of persia

Parliamo ancora di cinema. Ecco l’ottima recensione di Miriam su Prince of Persia – Le sabbie del tempo:

Siamo entrati, non poco tempo fa, nell’era della cinematografia ispirata a videogiochi di serie famosi e apprezzati in tutto il mondo. La maggior parte di questi “esperimenti” cinematografici si sono conclusi con un flop al botteghino (indimenticabili i due film di Lara Croft Tomb Raider, stroncati dalla critica, e non a torto). Già dal 1993, con Super Mario Bros., ispirato alla mitica serie targata Nintendo, si è avuto un piccolo assaggio di quello che oggi si prospetta essere una categoria cinematografica in rapida espansione;  sono attualmente in produzione tre film ispirati a grandi videogiochi moderni, ovvero Assassin’s Creed, God of War e Halo. Recentemente, hanno trovato la propria trasposizione cinematografica due videogiochi di tutto rispetto. Il primo, Tekken, a mio parere davvero sopravvalutato, e il secondo, Prince of Persia.
Prince of Persia: Le sabbie del tempo è una delle prime trasposizioni moderne operate nella recentissima storia del cinema, e malgrado la storia sia stata creata indipendentemente dalla trama del videogioco, da cui però si riprendono vari capitoli della saga, è stato operato un lavoro a mio parere egregio. La parte fantasy della trama (la ricerca delle mitiche Sabbie del Tempo) è mitigata sapientemente da una ricostruzione storiografica ricca di dettagli e precisazioni; così la parte mitologica della storia si mischia con le realtà storiche degli anni in cui potrebbe, se non fosse per la componente fantastica, essere realmente accaduta, e la grande città di Alamut, storicamente esistita, diventa fulcro di un potere divino devastante che, se usato dalle persone sbagliate, porterà alla fine del mondo. L’inserimento della Setta degli Assassini, nel senso più antico del termine, mi ha soddisfatto particolarmente per la cura con cui è stata resa l’organizzazione della Setta e l’ampio uso di droghe (“assassino” ha una radice etimologica che viene da “hashish”, droga di cui, pare, gli adepti facevano largo uso, assieme ad oppio e vino) a scopo mistico e illusionistico.

Immancabile il bacio tra l’eroe e la principessa proprio nel momento peggiore che possano scegliere, quando le Sabbie del Tempo stanno per essere liberate causando la distruzione del mondo, ma, si sa, è una delle inderogabili leggi cinematografiche a cui lo spettatore, interessato o meno che sia, deve sottostare.

Cast stellare, dal protagonista Dastan interpretato da Jake Gyllenhaal (già Donnie Darko nell’omonimo film e il cowboy omossessuale Jack Twist ne I segreti di Brokeback Mountain) all’antagonista Nizam, zio di Dastan, ruolo egregiamente interpretato da Ben Kingsley (il contabile ebreo Stern in Schindler’s List, il vecchio Fagin nell’Oliver Twist di Roman Polanski e recentemente George Méliès nel pluripremiato Hugo Cabret). Colonna sonora coinvolgente che, grazie alle melodie tipiche delle regioni del Nord Africa e del Medio Oriente, contribuisce alla creazione di un’atmosfera arabeggiante e particolarmente romantica, senza nulla togliere all’azione del film.

In definitiva, un film affatto azzardato, ricco di sfumature, dettagli artistici ed effetti speciali, che rende importanti l’azione e i sentimenti come l’amore, anche fraterno, in eguale misura.

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