il regno della luna crescente

moonrise kingdomHo appena parlato d’illustrazione magistrale. All’interno dello stesso campo artistico si colloca il film di Wes Anderson, Moonrise Kingdom, un film dall’ambientazione fantasticamente storica (siamo nel 1965), luminoso, dai colori forti e netti come in un film di quegli anni ’60 (del quale fra l’altro provengono le scene con lo schermo tagliato a metà, le panoramiche degli interni, la fissità della camera sui personaggi), e dallo studio dell’inquadratura pittorico, pieno di piccoli dettagli composti proprio come farebbe un illustratore.

Del resto, il film si ispira alla letteratura per ragazzi: Peter Pan e l’isola che non c’è (End’s Land), Davy Crockett, i personaggi strambi, solitari, o orfani, la canzoncina che insegna gli strumenti musicali all’inizio del film, la rappresentazione dell’Arca di Noè come in un volume pop-up, le immagini del faro a strisce bianche e rosse, la casetta a torre, la barca a vela candida, i fulmini che spezzano una torre e lasciano i personaggi appesi come burattini, che sembrano altrettante tavole pittoriche.

imgresEppure, più che un film per bambini, questo è un film di bambini e con bambini per ricordare agli adulti come sono i ragazzini o come eravamo da ragazzini, con il desiderio di avventura, di fuga, di libertà e il bisogno di muoversi autonomamente in un universo sicuro, dove gli adulti sono genitori, capi scout o poliziotti, tesi a proteggere e comprendere, più che a reprimere e soffocare. Sarà per questo che ci sono attori di gran calibro, pronti anche a prendere in giro i propri classici ruoili cinematografici, come Bruce Willis che fa il bravo poliziotto e Edward Norton come capo scout che si fa sfuggire un intero reparto da sotto il naso.

Gli adulti insomma non sanno mai bene cosa fare, mentre i ragazzini sono molto sicuri e determinati: brigano, si organizzano, e si aiutano, seri, affaccendati, concreti. Come dire che l’adolescenza non è affatto l’età “senza senno”, ma l’apice di una saggezza che poi sembra evaporarsi e lasciare sulla faccia degli adulti una certa tristezza per aver perduto sogni, amori, autonomia, fierezza di sé.

 

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