padri e figli

Ricordo da ragazza di aver letto una frase fulminante di Umberto Eco, che per me era una specie di faro, sul fatto che si trovano sempre connessioni tra elementi diversi, a (ovviamente) cercarli.

imaginary friendCosì, sembra un caso, ma mentre leggo il saggio di Massimo Recalcati (del quale ho già parlato a proposito di “Ritratti del desiderio)”) dedicato alla figura paterna nella società contemporanea, e cioè “Cosa resta del padre?” (Raffaello Cortina, 2011), riflessione sull’importanza del ruolo paterno di autorevolezza e misura, adozione e sostegno, regola etica, trasmissione del desiderio, parallelamente mi trovo tra le mani il romanzo “Memoirs of an Imaginary Friend” (St. Martin Press, 2012) di Matthew Dick, un libro per “giovani adulti” che racconta la storia di una ragazzino attraverso il punto di vista di un “amico immaginario” (che non esisterebbe, ma tanto siamo nella finzione letteraria, quindi…), dove appunto la figura del padre è critica, debole, assoggettata a una madre che decide tutto in casa, che vorrebbe sapere cos’è meglio per il figlio “diverso” (perché Max è un ragazzo che ha la sindrome di Asperger). per esempio spedirlo in una scuola speciale, mentre il padre si oppone. Poi succede qualcosa (altrimenti che romanzo è?), e ci rendiamo conto che il papà di Max ha ragione e forse è riuscito, come dice Recalcati, a “trasmettere il proprio desiderio” al figlio.

Mi pare che non sia stato ancora tradotto in Italia. Speriamo qualcuno ci pensi.

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