la tigre di Natale

vita di piVita di Pi di Ang Lee è proprio il film di Natale. Almeno del Natale contemporaneo, meno presepesco e più multietnico, soprattutto multireligioso, considerando che questo film dalle immagini impeccabili, luminose, incantevoli, cerca di affrontare – per come può farlo un film, cioè spettacolarmente – il rapporto con il divino, il cui nome può essere Khrishna, Cristo, o Allah.

Abbastanza fedele al romanzo di Martel dal quale è tratto (e che sto leggendo), il film racconta la fiaba di un ragazzo indiano sopravvissuto in mare, in chiave simbolica e trascendentale. Ovviamente nel libro, c’è uno spazio assai maggiore alle considerazioni del protagonista sulla natura degli animali e del rapporto con gli esseri umani (grazie all’esperienza del ragazzino che cresce in uno zoo). Quindi, alla fine, consiglierei di leggere il libro e vedere il film, che di solito delude o tradisce, perché questo è uno dei rari casi in cui il cinema riesce a essere complementare e arricchire la storia grazie alla capacità di mostrare immagini meravigliose.

 

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