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DjangoUnchainedIn un cinema strapieno di ragazzi, per lo più studenti universitari (era il mercoledì della riduzione del biglietto), ho visto ieri sera il nuovo film di Quentin Tarantino, Django Unchained. Oltre al fatto che più i giovani che i vecchi sono appassionati di Tarantino, c’era anche l’ostacolo per gli agée della versione originale, che invece i ragazzi sembrano apprezzare. Tra l’altro, un film de genere che non è proprio di sottile psicologismo, né di gran dialogo, e neppure di smaccato slang contemporaneo, si può anche seguirlo in inglese.

Il film è un megaspettacolo di cinema così come lo cucina da sempre Tarantino: con citazioni soprattutto di film anni ’70 molto popolari, e in questo caso, trattando il genere Western, di spaghetti-western, a partire dall’originale “Django” di Sergio Corbucci (1966), con cameo di Franco Nero in persona (che parla italiano nell’originale) e Don Johnson, cioè attori che interpretarono quel cinema. Ma se sto qui a elencare tutto il citato e il rimandante di Tarantino non mi basta il post, ed è meglio che si leggano le spiegazioni di critici come Gli spietati.

In due ore e passa di film, non ci si annoia di certo, anzi, si resta affascinati dalla capacità del regista di gestire il linguaggio cinematografico nel suo complesso e di raccontarci una storia che certo svolge il suo tema preferito, la vendetta, ma in questo caso, trattandosi della schiavitù dei neri in America, diventa rivendicazione e memoria per chi, anche in USA, l’ha accorciata o cancellata e finge di prendersela con un presidente di colore non per il colore, per carità, ma per il suo modo retorico di parlare!

Si ride, anche, in scene che a me hanno ricordato un vecchio film di Mel Brooks, Mezzogiorno e mezzo di fuoco, dove lo sceriffo era appunto di colore in pieno Texas razzista. Si ride ma si prova raccapriccio nel tipico orrore tarantiniano, con un uomo sbranato dai cani, un altro mazziato… Insomma, quell’orrore che ai giovani piace, con moltissimo sangue e schizzi che arrivano dappertutto, imbrattando le belle case perfettamente tenute dagli schiavi e i campi di cotone candidi per il sudore e il sangue degli schiavi.

Non so se è il più o meno bello dei film di Tarantino: rimando la discussione ai filotarantiniani. Non ho potuto fare a meno di pensare, per tutto il film, a cosa sarebbe stato in grado di fare un attore formidabile come Will Smith al posto dell’immobile Jamie Foxx, magari questo film sarebbe diventato un capolavoro.

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