scrittori e angeli

tamaroCi sono scrittori che svolgono questo mestiere per talento e studio, disciplina, volontà, riflessione. Ispirazione e pratica, lavoro sulla scrittura, e poi documentazione, studio.

Poi ci sono scrittori che mi verrebbe da dire “per caso”, che parlano del loro lavoro come di un “mistero” e forse lo associano all’arte, scrivono per pura ispirazione e non sanno da che parte cominciare per spiegare il loro metodo, perché non c’è nemmeno metodo.

Susanna Tamaro appartiene sicuramente a questa seconda schiera, per sua stessa ammissione nell’ultimo e sofferto libro autobiografico, “Ogni angelo è tremendo” (Bompiani). Titolo tratto dai versi di Rilke, immagino, e da quel suo “Ma chi, se gridassi mi udrebbe dalle schiere degli Angeli?…. Degli Angeli ciascuno è tremendo”.

Bambina cresciuta in una tremenda (appunto) famiglia anaffettiva e dura, incompresa, la piccola Susanna si crea una corazza di gelo intorno, diventa bambina-iceberg per non soffrire, per non essere urtata dal mondo. Come confessa, era una bambina che non amava i libri, né la lettura, se non degli amati giornaletti di Disney. Quanto all’arte, a causa di una mamma ambiziosa e aspirante artista, non poteva che detestare l’orrore incomprensibile dell’avanguardia.

La scrittura e la immensa e non cercata fama hanno rappresentato dunque il suo riscatto. Così, oltre che scrittore per caso, Tamaro è anche “famosa per caso” e persino contro ogni proprio desiderio. Il suo grandissimo successo, però, in parte si evince da questo suo ultimo e intimo lavoro: molti proveranno empatia per una ragazzina che non ama leggere e che diventa scrittrice, contro tutti quei secchioni di scrittori che hanno cominciato da piccini, moltissimi si commuoveranno nelle osservazioni sulla fede che illumina la bambina cresciuta in una famiglia anticlericale, tanti poi annuiranno divertiti sull’arte figurativa da voltastomaco. Soprattutto, tutti sono confortati da una scrittura piana, classica e a tratti antica, in punta di penna come si diceva una volta e come una volta si scriveva. Oggi, più che angeli, si è scrittori diabolici, cioè si cerca di trafiggere o configgere con la realtà e l’immaginazione (dia-ballo, trafiggo).

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