gambit

gambitMa sì, è un  film pieno di cliché: l’inglese compassato e serissimo, curatore d’arte (Colin Firth), l’avido miliardario megalomane e lord inglese (Alan Rickman), la texana bellissima sboccata e campionessa di rodeo (Cameron Diaz), sono la triade da commedia anni ’60, da Marilyn Monroe e da Blake Edwards, di Gambit (regia di Mike Hoffman con sceneggiatura dei fratelli Cohen). Però si ride da matti, per una storia divertentissima con attori bravi, e un piccolo “gambit” finale, che vivacizza l’intreccio da Pantera Rosa.

C’è sempre il confronto tra inglesi seriosi e formali e americani simpatici, spontanei, easy going. Anche perché agli americani di certo sembra sempre pazzesca la divisione sociale insormontabile dell’aristocratica e classista società inglese, dove però ha un senso l’invidia, il livore che diventa bisogno di riscatto di un povero curatore d’arte, costantemente svillaneggiato dal miliardario con l’eccentrico gusto del nudismo.

Insomma, non sarà un capolavoro, ma è un film carino che funziona e che in queste gelide giornate di febbraio e in questa Quaresima (in tutti i sensi) mette di buonumore.

 

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