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Archivio mensile:marzo 2013

candida rosaSiamo tutti d’accordo: Rosa Candida (Einaudi) è un libro molto carino. Per quante persone incontri che stanno leggendo o hanno appena finito di leggere questo libro scritto dall’islandese Audur Ava Olafsdottir, ne sono rimasti incantati. Per la tenerezza, la semplicità, la positività, posso dire anche la serenità che propagano dalle pagine, da una storia “normale” eppure molto speciale, di un ragazzo come i ragazzi di oggi, ventidue anni, senza particolari prospettive di lavoro o di vita, improvvisamente orfano di una mamma molto amata, e padre inconsapevole di una bambina nata da una notte d’amore, anzi da un quarto di notte d’amore e dunque lasciata alle cure della mamma. Poi, certo per il lutto, Lobbi sceglie di andare a coltivare un giardino molto antico di rose, che si trova in un lontano monastero in un piccolo paese medievale. Qui lo raggiungono mamma e bambina e infine si costruisce quella famiglia che non era voluta né cercata, ma come molte misteriose meraviglie umane, è capitata.

(Ma la scrittrice conoscerà la “Candida Rosa” di Dante, dove risiedono le anime del Paradiso? Sembrerebbe di sì…)

In libreria e in biblioteca, questo volume si nota, perché ha una splendida copertina che rispecchia perfettamente la storia, con un neonato avvolto in una coperta fucsia che sembra un petalo. Ha attirato anche il mio occhio sulla scrivania della simpatica bibliotecaria Donatella di Bagnolo Mella (BS), che me lo ha consigliato, in tono convinto.

Ecco come funziona ancora molto bene il passaparola (ma da persone di cui ci fidiamo).

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Oggi si è inaugurata la 50esima edizione della Fiera Internazionale del Libro per Ragazzi di Bologna. Data importante, grande partecipazione, bellissima edizione molto colorata e vivace, moltissima gente.

banda_ragazzineEd eccomi qua, con due sorprese:

la prima è una collana di libri per le ragazzine (8-11 anni) che uscirà tra poche settimane per l’editore Giunti. S’intitola “La banda delle ragazzine“, inizia con due titoli (Sveva e la gara in bicicletta; Fatima e il mistero in biblioteca) e conta sulle bellissime illustrazioni di Linda Cavallini, che ha realizzato deliziose bambine per le avventure che ho immaginato mescolando umorismo, un po’ di magia, molta amicizia, creatività e libertà.

parole_fuoriLa seconda è la partecipazione all’antologia “Parole fuori“, un libro di racconti per adolescenti realizzato da dieci scrittori e due illustratori, appena pubblicato da Castoro. Le dodici storie trattano ciascuno un “sentimento”, dall’amore alla paura, al desiderio alla vergogna (che è toccato a me). Un progetto collettivo in cui mi sono trovata molto bene, in ottima compagnia con autori e storie di grande spessore.

 

chabonMaps and Legends dello scrittore americano Michael Chabon (Forth Estate, 2010, pubblicato in italiano da Indiana, 2013) è un bel saggio sulla narrativa che riflette sui labili confini tra generi letterari e tra tipologie, e potrebbe anche accendere una discussione, se ci fosse voglia e tempo e attenzione alla letteratura oggi (ma abbiamo ahinoi troppe preoccupazioni per curarci di “quisquilie” letterarie), sulla narrativa di “intrattenimento”, sul significato di intrattenimento che in molti ambienti (accademici, per esempio) è considerata di per sé una funzione negativa. Ma chi scrive è un narratore e dunque ricorda per esempio l’etimologia di intrattenere (buffo leggerlo in inglese) che viene dal latino e significa “reggersi in due”, si suppone in questo caso lettore e narratore. Altro potrebbe essere perciò il divertimento (dal latino di-vertere, allontanarsi, distogliere) che prevede un movimento non di condivisione e sostegno, ma di separazione.

Intrattenersi quindi può essere leggere Shakespeare o Kafka, se per un lettore questi autori sono di sostegno, profondità, piacere nel leggerli e riflettere.

Ecco perché Chabon polemizza, con garbo, sulle classificazioni dei generi letterari, sulla considerazione di una letteratura principale, alta, che si suppone ponderi sulla condizione umana in modo filosofico e lessicalmente ricco, e una narrativa di genere come la fantascienza o il thriller, che sempre di più accolgono e sono scelte da scrittori di grande calibro per storie allegoriche e metaforiche dell’attualità.

Non vi dico poi che piacere leggere le considerazioni sulla letteratura per ragazzi, quella che di solito si considera una letteratura pedagogica, propedeutica per la vera e importante narrativa. Qui Chabon prende ad esempio Philip Pullman e il suo mondo poetico, fantasioso, visionario e chiama tutti noi, gli autori di narrativa per adolescenti, “adventurers”, “avventurosi che tracciano il loro percorso nella terra di confine tra i mondi, un luogo che, peggio che vada, è invisibile, e meglio che vada, è inospitale.”

bibiolteca_nazionaleMolti mi chiedono dove scrivo: a casa mia? In un ufficio? Addirittura in casa editrice?

Bene, ecco dove scrivo: questa è la sala dove passo serenamente le mie mattine lavorando, avolte studiando, a volte scrivendo.

Bella, vero? La luce piove dall’alto, da un lucernario che diffonde quest’illuminazione lattea.

biblioteca_nazionale2E questa è la mia “scrivania”. Non è mai la stessa sedia, né lo stesso posto, perché lo condivido con altri lettori o studiosi o scrittori o studenti o insegnanti o frequentatori. E’ un “seggio” che cambia quasi ogni mattina, benché io abbia le mie preferenze: di solito la seconda o terza fila di tavoli, preferibilmente verso il corridoio interno. Ma se questi posti sono occupati, mi vanno benissimo anche gli altri. Ho anche contribuito, quest’anno, al restauro delle poltrone indetto dall’associazione dei lettori. Qualcuno si è scandalizzato, dicendo che insomma si tratta di beni dello Stato e dunque dovrebbe essere lo Stato a pagare, ma io sento questo luogo un po’ come casa mia e non mi secca dare una mano a restaurare le sedie, come farei appunto a casa.

biblioteca_nazionale3Questo è l’ingresso. Come si vede, è imponente e luminoso, a me dà molta gioia e consolazione ogni volta che entro. E sono ben contenta che sia un ingresso controllato, dove bisogna lasciare un documento, riporre borse in armadietti e strisciare la propria carta nel checker per passare. Qui dentro ci sono autentici tesori. Sono trentacinque anni che frequento questo edificio, che è naturalmente un po’ cambiato. Io trovo che sia migliorato per certi aspetti (automatizzazione, ingresso controllato, frequenza, consultazione, prestito…). Certo, con maggiori investimenti potrebbe essere ancora migliore (se ci fosse un vero bar, per esempio, ah, sarebbe fantastico)

biblioteca_nazionale_ingressoInsomma, chi non lo avesse ancora capito, è della Biblioteca Nazionale che sto parlando. Un edificio storico, un patrimonio nazionale, un luogo che mi sostiene e mi incoraggia a scrivere nel paese dei non lettori e degli allegri dispensatori di false felicità a basso costo e a poco impegno. Qui mi ritrovo e avverto e vivo quanto è lunga la nostra memoria e quanto grande e profonda e quanto vale la pena essere testimoni del proprio tempo, anche se si è “solo” narratori di giovani vite, giovanissime storie.

 

caffé ViennaLa nostalgia non è più quella di un tempo: questo era il titolo del bellissimo libro di Simone Signoret, sua autobiografia.

Bene, la nostalgia per me non è proprio più quella che avevo all’estero pensando a casa, ma è quella che provo quando rientro a casa e penso alle belle, piacevoli e ordinate città che visito ogni volta. Ma com’è che mi sembrano tutte splendide e vivibili? Sono ormai presa dalla sindrome esterofila che mi obnubila la vista e la mente?

Non lo so, però mentre un tempo tedeschi inglesi e francesi venivano in Italia incantati e felici, e ci invidiavano per il nostro stile di vita, per la dolcezza del paesaggio e delle persone, ora ci guardano sconcertati e preoccupati, talvolta persino angosciati. Non so quanti di loro decideranno di venire a passare le vacanze da noi, quest’anno. E c’è caso che se vengono (ma gli inglesi ormai sono tutti in Spagna e in Francia), soffrano terribilmente della nostalgia delle loro città sicure, serene, pulite, curate e piene di cultura.

bici viennaSembra che Vienna sia la città più vivibile al mondo. Non stento a crederci: bellissima, con tanti meravigliosi teatri dove si tengono spettacoli ogni sera per tutte le sere dell’anno, i famosi caffé sempre pieni di gente a chiacchierare, leggere, incontrarsi, le strade e le piazze affollate non proprio di turisti, ma di abitanti, che fra l’altro scorrazzano anche nelle piste ciclabili e usano il solito bike sharing che funziona in tutte le metropoli europee tranne che… indovinate dove?

mercato viennaNon stiamo a indugiare sulla pulizia, e l’atmosfera di tranquillità e relax che offre una città ordinata e controllata, dove nessuno ti sta addosso per sgraffignarti il portafoglio o venderti qualsiasi cosa. E i prezzi, anche quelli incredibilmente contenuti. Ieri ho pranzato al mercato scegliendo -udite udite – la cucina giapponese e ho speso undici euro (non due maki e via, un pasto completo).

Ecco, quando si va all’estero si capisce subito cosa significa essere ben governati e stare alle regole. Si vive tutti molto ma molto meglio.

viennaSono a Vienna da qualche giorno, con un tempo meraviglioso, caldo e soleggiato, sembra di essere in Italia a primavera, invece da noi piove e piove e non si può nemmeno dire, come un tempo, “governo ladro” perché il governo si deve ancora fare ed eccoci, qui in Austria, alle dolenti note per una povera turista italiana.

leopoldFinalmente nessuno, all’estero, ci sbeffeggiava più per la nostra situazione politica. Invece, ora, persino la cassiera al Museo Leopold mi chiede, con un sorriso ironico, che sta succedendo da noi. Non è l’unica. Si è cominciato in aereo, con un professore che ha osservato, educatamente, che la nostra situazione politica è “interessante”.

Già. Sembra che siamo tornati a essere i Giamburrasca, i soliti pasticcioni, mai seri, tendenti alla baruffa e all’anarchia, chiaramente pur di non lavorare, di non crescere e non prendersi alcuna responsabilità. Ma che onta poi che vengano a dirlo a chi non ha mai votato Berlusconi né Grillo, e che con angoscia segue l’altalena delle provocazioni e delle battute, sapendo che ogni scarto dalla serietà istituzionale e dalle regole è una ferita inferta alla nostra credibilità economica e politica all’estero. Il comico che pretenderebbe di guidarci eppure le regole le conosce: peccato che siano quelle del palcoscenico.