Biblioteca

bibiolteca_nazionaleMolti mi chiedono dove scrivo: a casa mia? In un ufficio? Addirittura in casa editrice?

Bene, ecco dove scrivo: questa è la sala dove passo serenamente le mie mattine lavorando, avolte studiando, a volte scrivendo.

Bella, vero? La luce piove dall’alto, da un lucernario che diffonde quest’illuminazione lattea.

biblioteca_nazionale2E questa è la mia “scrivania”. Non è mai la stessa sedia, né lo stesso posto, perché lo condivido con altri lettori o studiosi o scrittori o studenti o insegnanti o frequentatori. E’ un “seggio” che cambia quasi ogni mattina, benché io abbia le mie preferenze: di solito la seconda o terza fila di tavoli, preferibilmente verso il corridoio interno. Ma se questi posti sono occupati, mi vanno benissimo anche gli altri. Ho anche contribuito, quest’anno, al restauro delle poltrone indetto dall’associazione dei lettori. Qualcuno si è scandalizzato, dicendo che insomma si tratta di beni dello Stato e dunque dovrebbe essere lo Stato a pagare, ma io sento questo luogo un po’ come casa mia e non mi secca dare una mano a restaurare le sedie, come farei appunto a casa.

biblioteca_nazionale3Questo è l’ingresso. Come si vede, è imponente e luminoso, a me dà molta gioia e consolazione ogni volta che entro. E sono ben contenta che sia un ingresso controllato, dove bisogna lasciare un documento, riporre borse in armadietti e strisciare la propria carta nel checker per passare. Qui dentro ci sono autentici tesori. Sono trentacinque anni che frequento questo edificio, che è naturalmente un po’ cambiato. Io trovo che sia migliorato per certi aspetti (automatizzazione, ingresso controllato, frequenza, consultazione, prestito…). Certo, con maggiori investimenti potrebbe essere ancora migliore (se ci fosse un vero bar, per esempio, ah, sarebbe fantastico)

biblioteca_nazionale_ingressoInsomma, chi non lo avesse ancora capito, è della Biblioteca Nazionale che sto parlando. Un edificio storico, un patrimonio nazionale, un luogo che mi sostiene e mi incoraggia a scrivere nel paese dei non lettori e degli allegri dispensatori di false felicità a basso costo e a poco impegno. Qui mi ritrovo e avverto e vivo quanto è lunga la nostra memoria e quanto grande e profonda e quanto vale la pena essere testimoni del proprio tempo, anche se si è “solo” narratori di giovani vite, giovanissime storie.

 

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