inferno

infernoNell’intervista pubblicata ieri dal New York Times, lo scrittore più famoso al mondo, Dan Brown risponde così alla domanda su chi siano i suoi scrittori preferiti: “John Steinbeck per l’ambientazione vivida, Robert Ludlum per la complessità dell’intreccio e J.K. Rowling per aver ispirato tantissimi giovani ad appassionarsi alla lettura.”

Si può capire dunque la scelta del poliziesco, o ancor meglio del genere spionistico, per la stesura dei suoi romanzi didattici che catturano i lettori attraverso un plot in cui si mescolano mistero, simbologia, uno scottante problema attuale, storia, arte, scienza, mentre i personaggi corrono incessantemente da un luogo all’altro in una sorta di caccia al tesoro, con opportuni colpi di scena e rivelazioni per tenere sempre desta l’attenzione del lettore che, con i tanti dettagli descrittivi su luoghi famosi, artisti antichi e stilisti moderni, oggetti arcani e gioielli tecnologici, rischierebbe di annoiarsi e mollare il romanzo, cioè “Inferno” (stesso titolo in inglese).

Come ho già detto, apprezzo moltissimo che un autore globale e di massimo successo scriva un libro dove la chiave risolutiva sia riposta nella Divina Commedia di Dante, che persino in alcuni licei classici si è smesso di leggere e interpretare. Che anzi, ambienti la storia (più che con la vivezza steinbeckiana con pignoleria da guida turistica) a Firenze e Venezia, città d’arte oggi visitate in modo approssimativo come si deve ai tour di massa. E qui, in effetti, siamo in pieno intento pedagogico, di appassionare masse alla cultura, all’arte, all’antichità, al patrimonio letterario e artistico.

Per me Dan Brown resta soltanto un ottimo divulgatore, un po’ come era Attenbourough nel cinema. Sarà perché, come rivela, è un lettore “quasi esclusivamente di non-fiction, sia per studio che per piacere” e quanto alla narrativa, legge thriller, come capita spesso a scienziati e studiosi. Così dalle sue moltissime pagine non trapela mai quell’incanto, quella bellezza che Dante offre anche in uno solo dei suoi versi, quell’incisività, quella profondità e l’emozione che soltanto la letteratura, quando è letteratura, sa restituirci.

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