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Archivio mensile:agosto 2013

milanoPare che la casa più cara d’Italia sia un palazzetto di Milano, arredato con quel solito gusto museale, per cui entri dentro salotti traboccanti di mobili e tappeti, con le pareti ricoperte di legno, quadri dappertutto e poi tavolinetti, poltroncine, soprammobili, in una furia accatastatrice che trasforma una casa in un negozio di antiquariato. Un po’ sullo stile delle magioni nobiliari che ho visitato in Inghilterra, insomma. D’altra parte la soddisfazione di essere nobili sta nel vedersi intorno la roba e  i ritratti dei propri avi. Quella dei ricchi dev’essere di vedersi intorno la roba dei nobili, comprata a caro prezzo.

Comunque sia, se un primario o un alto dirigente dello stato se la compra con i suoi quaranta milioni di euro messi via dopo averci pagato le tasse, qualcuno mi deve spiegare perché debba continuare a versare un obolo a uno Stato che alla fine resta sempre l’ultimo e indiscutibile padrone di tutto, e dunque per casa, macchina, televisore, cellulare, qualsiasi cosa ci chiede sempre di versare tasse di concessione, uso, suolo, visione, abitazione, comunicazione e quant’altro. Permettendo a una quantità folle di gente di non pagare un euro di tasse, così questo palazzo da quaranta milioni difficilmente andrà a un primario o a un imprenditore, ma a qualcuno che va a comprarlo con una valigia di soldi riciclati o rubati.

Mi ha colpito uno scozzese che, innamorato dell’Italia dei motori, della Ferrari e del Moto GP, ha esclamato: “In Italia avete tutto! Avete un paesaggio bellissimo, il sole, città meravigliose, il cibo… E poi, la pelle, la pelle degli italiani è bella, sarà l’olio di oliva, sarà il sole, sarà la genetica, non so. Siete fortunati, siete belli e avete tutto.”

Che soddisfazione sentirsi così ammirati, noi che ogni giorno, ogni minuto di quel giorno, ci compatiamo. Perché magari è vero, siamo belli e abbiamo un paese bellissimo, ma non sappiamo cosa fare di tanta bellezza, di tanta meraviglia. Anzi, sprechiamo il bello, ci permettiamo di trascurare il patrimonio storico e artistico, ne abbiamo fin troppo, e già che ci siamo sprechiamo e anzi demoralizziamo, quel capitale formidabile formato dall’energia, la creatività, la forza dei giovani.

rosinaCome dice Alessandro Rosina, nel bel saggio L’Italia che non cresce (Laterza 2013), “L’Italia sembra un paese che si è evoluto negli ultimi decenni cercando, quasi scientificamente, di minimizzare il grado di autonomia dei giovani e di massimizzare lo spreco del loro capitale umano. Se questo era l’obiettivo, c’è riuscita molto meglio rispetto a qualsiasi altro paese avanzato.”

Un record folle, suicida, per mantenere le posizioni di pochi gerontocrati che non sanno vedere le scommesse del futuro e considerano i giovani come schiavetti, forse badanti, se non un eccesso ingombrante quando non fanno il loro dovere di consumatori svaporati. D’altra parte, abbiamo anche il record dei NEET, che non è un simpatico termine tipo “nerd”, ma significa Not in Education, Employment Training, cioè definisce quelle persone che non fanno niente, non studiano, non lavorano, non sono in formazione. Altro che pelle. Ci vuole una scorza ben dura a vivere in un paese che odia i giovani.

 

lindisfarneA Durham è in mostra un libro speciale, normalmente conservato nella British Library e in prestito per l’esibizione fino a fine ottobre. Si tratta de I Vangeli di Lindisfarne, un prezioso e bellissimo manoscritto degli inizi del 700 d.C., quel turbinoso periodo storico dell’Alto Medio Evo, nel quale i monasteri si diffusero in tutta Europa, diventando i massimi centri culturali, artistici, religiosi. In particolare, bisognerebbe sempre ricordare che furono i monaci a salvare i testi antichi, ricopiandoli sui manoscritti e creando spesso autentici capolavori per oltre settecento anni. 

Il manoscritto di Lindisfarne è un’opera meravigliosa e speciale: anzitutto si conosce il nome del trascrittore e artista, il vescovo Eadfrith, che morì nel 721 lasciando in parte incompiuta l’opera. In più, tra le righe latine, c’è la prima traduzione inglese del vangelo, ovviamente postdatata di un paio di secoli e redatta in minuscolo anglosassone. Il libro proviene dall’isola di Lindisfarne, dove fu fondato uno dei primi monasteri inglesi, che oggi è poco più che una rovina. L’abbazia insomma fu distrutta dai Normanni, e sull’isola sparì tutto, ma il libro fu salvato dai monaci fuggiti altrove e oggi è ancora qui a trasmetterci tutto il suo fascino di un’arte che seppe miscelare cultura celtica e iconografia latina, oriente e occidente. 

Chi volesse vederlo e magari sfogliarne le pagine: British Library.

focheEccole qua a godersi il sole sugli scogli, tipo bagnanti, con le pinne belle larghe, qualcuna a pancia in su, qualche altra sdraiata di lato. Sono le foche che abitano sulle isole Farne (Northumberland), abituate ad essere osservate dalla gente in barca, che, come me, le fotografa e le filma, con un brivido di emozione.

Perché non so a chi capita di vedere una foca da vicino, nel suo habitat, oggi. Se ne vedono in acquari oppure, orrore, ancora in certi circo o zoo. Invece, quando si possono vedere così in panciolle, a casa loro, con le piccole teste che spuntano dalle onde, le pinnette sollevate, insomma, si prova un’autentica gioia, una grande tenerezza, il piacere di avvicinarsi a creature del mare libere, vederle per pochi minuti e poi lasciarle in santa pace a godersi il sole, il pesce, il loro mare.

bagniNei paesi anglosassoni molto di rado vi capiterà di fare una domanda del genere. Perché appena arrivi in un museo o in un giardino pubblico, in un qualsiasi luogo da visitare, la prima cosa che ti dicono alla biglietteria è dove sono i bagni. In più, ti danno una mappa dove sono segnalati, e ovviamente in tutti i parcheggi c’è sempre una casetta di legno con le toilette, più che decenti!

Qui si apre il baratro della penosa accoglienza turistica persino di una città iperfrequentata come quella da cui arrivo, Firenze. Non ci sono gabinetti pubblici in città, i pochi sono mal segnalati, bisogna ricorrere ai bar dove ti guardano sempre storto oppure nei grandi magazzini, insomma, il bagno lo devi cercare con il lumicino.

Vale per i turisti stranieri come per i cittadini in semplice gita o passeggiata domenicale. Ma certo, tutti sappiamo in quest’ultimo caso come funziona: i nostri boschi, le nostre pinete pullulano di “rifiuti”. E allora, se non siamo in grado di costruire gabinetti, almeno converrà dotarsi di paletta e sacchettino come per i cani.

Come dice Brad Pitt nell’indovinatissima pubblicità di Chanel:

Inavoidable!

AlnwickPotevi evitare Harry Potter nella sua patria e in un paese che dà molta importanza alla letteratura? No way! Così ieri, sono andata a visitare il castello di Alnwick, uno dei più grandi e imponenti del paese, molto ben tenuto e appartenente al duca di Northumberland. Lo so, da noi queste cose suonano come fumetti di Topolino, ma qui sono vere: cioè esiste eccome il decimo duca di Northumberland, Lord Percy (giuro: non sono a corto di fantasia, è proprio lord PERCY!), il quale non solo vive nell’imponente maniero, ma ne ha anche tratto un business milionario, proprio grazie alla saga della Rowling e soprattutto ai film, girati in parte in questo luogo.

Harry_PotterChe, per questo, è divenuto meta di bambini e famiglie e si è trasformato in quella specie di parco divertimenti/outlet/luogo di ristorazione che oggi attira le folle. Come si vede, ci sono attori travestiti da Potter & Co. e si fanno prove di volo sulla scopa, combattimenti con l’ascia e così via.

Certo, chi ha voglia, può anche visitare una parte del palazzo, con il suo arredamento da museo o da mostra dell’antiquariato, gli antichi dipinti (Canaletto, Tiziano, van Dick), la collezione stupenda di porcellane, i soffitti a cassettoni, i lampadari di Murano, i mobili di valore. Sui ripiani dei quali troneggiano le foto del duca con la moglie, le figlie, la regina. Anche una foto autografata del principe Carlo. Ecco, ogni tanto mi sento orgogliosa di essere cittadina della repubblica italiana: questo è uno di quei momenti.