casa dolce casa

milanoPare che la casa più cara d’Italia sia un palazzetto di Milano, arredato con quel solito gusto museale, per cui entri dentro salotti traboccanti di mobili e tappeti, con le pareti ricoperte di legno, quadri dappertutto e poi tavolinetti, poltroncine, soprammobili, in una furia accatastatrice che trasforma una casa in un negozio di antiquariato. Un po’ sullo stile delle magioni nobiliari che ho visitato in Inghilterra, insomma. D’altra parte la soddisfazione di essere nobili sta nel vedersi intorno la roba e  i ritratti dei propri avi. Quella dei ricchi dev’essere di vedersi intorno la roba dei nobili, comprata a caro prezzo.

Comunque sia, se un primario o un alto dirigente dello stato se la compra con i suoi quaranta milioni di euro messi via dopo averci pagato le tasse, qualcuno mi deve spiegare perché debba continuare a versare un obolo a uno Stato che alla fine resta sempre l’ultimo e indiscutibile padrone di tutto, e dunque per casa, macchina, televisore, cellulare, qualsiasi cosa ci chiede sempre di versare tasse di concessione, uso, suolo, visione, abitazione, comunicazione e quant’altro. Permettendo a una quantità folle di gente di non pagare un euro di tasse, così questo palazzo da quaranta milioni difficilmente andrà a un primario o a un imprenditore, ma a qualcuno che va a comprarlo con una valigia di soldi riciclati o rubati.

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