il sogno americano

banksUn tempo il sogno americano non era il “sogno distorto dell’impero”, era il sogno di riscatto di milioni di persone, che venivano da tutto il mondo e diventavano americani, era la possibilità di migliorare la loro vita e soprattutto quella dei propri figli, grazie al duro lavoro. Ma poi: ecco il motorino a misura d’uomo corrompersi, diventare “il motore potente del Destino Manifesto, dell’impero”, un sogno “psicotico, più potente ma insano, l’espressione di una disfunzione o di una malattia”. Difficile infatti coniugare la democrazia con la competizione estrema, con lo sfruttamento e soprattutto l’impadronirsi e sfruttare le risorse e la fatica altrui, vecchio e solido schema del colonialismo europeo.

Tutto questo ce lo ricorda in “Dreaming Up America” (2010) non un visionario comunista, ma  lo scrittore americano Russell Banks, docente all’università e profondo osservatore conoscitore della società e della storia americana. Coverrà leggerlo e chiarirsi un po’ le idee alla vigilia di una nuova guerra, come al solito contrabbandata come “scopo umanitario”, guerra lampo, sferrata generosamente per impedire violenze a un popolo, guerra di liberazione insomma. L’ennesima guerra che l’America (e lo scrittore ci spiega bene perché da Stati Uniti si è passati a definire un paese con il nome di un continente intero) porta fuori per non confrontarsi con la guerra interna, una “guerra con noi stessi… per quanto orrende e straniere siano le guerre, sono molto più facili per noi che rimaniamo in patria di quanto sarebbe affrontare una battaglia interna con noi stessi. Tutto pur di evitare una guerra simile, una guerra che sta ancora forgiando la nostra identità, una guerra che ancora non si è deciso di concludere. Fino ad allora non sapremo veramente chi siamo.”

Questa guerra ha al centro il conflitto razziale, il tema si fondo. E stupisce perciò che sia proprio un presidente black a decidere, usando i soliti toni mistificatori e religiosi, sul “bene e il male”, le linee rosse, a sfuggire ancora una volta dalla propria storia, il proprio problema, per prolungare il delirio americano dell’impero e quella tremenda “nozione che Dio è americano.”

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: