alieni

Alieni1Ci sono gli alieni e vanno a due ruote (articolo uscito ieri su Repubblica Firenze)

Chi non lo avesse ancora fatto, si barrichi in casa. Altri seguano l’esempio dei fuggitivi. Quelli che hanno gridato per tempo: “la città è assediata!”. Quelli che si sono limitati a brontolare: “è una vergogna”, quelli che hanno seguito con terrore l’escalation dei segnali stradali, delle barriere, dei divieti di entrata e uscita. Perché lo sapete cos’è successo, no? Sono arrivati gli alieni. Proprio qui, nel cuore della città antica, nel salotto del Rinascimento.

Si sa, gli alieni non guardano in faccia a nessuno, dove atterrano atterrano e allora accade quello che sta succedendo oggi: strade vuote, polizia dappertutto, ululati di sirene, assembramenti di cittadini spaventati, scuole chiuse, elicotteri che volteggiano sopra i tetti e televisioni di tutto il mondo pronte ad assieparsi sul sagrato del Duomo. Alla ricerca di loro, gli stramaledetti alieni, piombati giù da qualche stella lontanissima, con le loro insospettabili astronavi. Chi l’avrebbe mai detto che gli extraterresti viaggiassero in bicicletta?

Chiaro che non sono bici qualsiasi, quelle comuni per intenderci: hanno telai sottili, leggerissimi, con ruote senza raggi che somigliano alle lame rotanti dell’antico Goldrake, emettono un sibilo sinistro e quasi non toccano terra. Non hanno impedimenti, freni, catene. Devono volare come razzi o proiettili, a una velocità siderale, magicamente senza motore, rumore, carburanti, senza accensioni né esplosioni. Ah, la sapienza aliena!

Ed eccoli, i mostri. Occhi da mosca, teste oblunghe, corpi umanoidi ma sottilissimi, avvolti in tute scintillanti, dai colori accesi come vespe o calabroni o farfalle, ma somiglianti a enormi locuste, il nostro peggior incubo. Visione dantesca: un girone con sciami di giganteschi insetti che caccia i peccatori dai loro comodi sedili di auto e moto, costringendoli a scarpinare, girare in tondo dietro transenne invalicabili… Sorge inevitabile la domanda: cosa abbiamo fatto per meritarci tutto questo?

Il merito è della città antica, della bellezza di strade e piazze che furono pensate come scenografie e che, liberate dalle moto e dalle auto, riprendono respiro, ampiezza, luminosità. E’ uno spettacolo mozzafiato ammirare le bici volanti che sibilano come frecce scagliate da un arco invisibile, una visione di pochi istanti, come il passaggio di una cometa.  Quel suono ventoso, la nota acuta di flauto o violino, non l’avverti sprofondato sul divano di casa davanti a uno schermo. Ti arriva solo quando sei lì che aspetti alle transenne, e hai un Incontro Ravvicinato del Terzo Tipo con le bici volanti.

D’accordo, dirai, ma il ciclismo non lo segui, non t’interessa, non ne sai niente. Cosa hai fatto per meritartelo, allora?

Niente, a volte capita di avere un regalo inaspettato. A volte il regalo è impegnativo, qualcosa che ti costringe a pensare o muoverti in un altro modo, che ti obbliga a cambiare abitudini, orari, e si sa quanto disturbo e ansia suscitano i cambiamenti. Allora, invece che fare lo struzzo con la testa sotto la sabbia, perché non fare un’esperienza nuova? Perché non godersi le giornate piene di sole e di silenzio in centro e in periferia, senza continuare a ripetere che è troppo? Non è invece una rivelazione la nostra città, sgombrata dalle solite avvilenti torme di traffico, soffocata dai fumi, preda di moto e camion, furgoni e pullman? Proviamo a seguire la scia delle comete che in questi giorni ci attraversano, magari sul loro esempio saliamo su un sellino, impariamo ad amare la bici.

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