anni felici

anni_feliciNon so quanto consapevolmente parafrasando i “Giorni felici” di Beckett (una piece teatrale cupa e angosciante), il regista Luchetti titola “Anni felici” quelli della sua preadolescenza, che fotografa in un periodo speciale e significativo, l’estate in cui papà e mamma si lasciarono.

Era il lontanissimo e stravagante 1974 (anni peraltro di stragi di Stato e lotte sociali violente), e l’ambiente paterno era quello della sperimentazione artistica, benché il padre, artista di ricerca (il bravissimo, commuovente Kim Rossi Stuart), tutto incentrato sulla provocazione contro la società borghese, vivesse in un bell’appartamento, con borghesissima moglie in casa a badare ai figli e alle faccende (Micaela Ramazzotti, ormai specializzata in ruoli di mamma, anche se qua somiglia un po’ a Mick Jagger, sarà per richiamare l’epoca). Perché per fare gli artisti liberi bisogna pur che qualcuno si occupi delle faccende banali di tutti i giorni, e chi meglio di una donna non intellettuale né artista, ma molto innamorata e di famiglia benestante?

Ma la donna è travolta dagli anni della liberazione femminile e femminista, parte per un viaggio in Camargue con una gallerista amica del marito ma poi amica e amante sua. Insomma, questi anni felici sono contrassegnati da musi, litigi e confessioni di tradimenti davanti ai figli, nudità liberatorie in spiagge e in gallerie, davanti a un pubblico assai compreso e serio, com’era nello spirito di un’epoca dove si rideva molto poco, tranne davanti alle satire politiche di Dario Fo.

Come al solito, nel cinema italiano si parla di famiglia. Almeno qui il punto di vista poteva essere affidato più decisamente al ragazzino, invece che a un io narrante adulto (con voce fuori campo, ahimé) e poi il punto di vista mobile, come se il regista temesse di non far capire i tormenti o i pensieri dei vari protagonisti.

Certo, l’impressione è che si scelga una strada facile: è più semplice, cinematograficamente parlando, rappresentare un piccolo nucleo, in ambienti chiusi, piuttosto che mettersi a girare fuori, con ricostruzioni dispendiose. Ma soprattutto, il materiale è a portata di mano, non c’è bisogno di uscire dalla porta di casa propria.

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