nuove tecnologie e scrittori

Poi ci siamo noi, quelli che scrivono di ragazzi intendo. Per noi è un po’ dura trascurare smart phone e social network, chat, giochi on-line, a meno che non si ricorra a magici mondi medievaleggianti zeppi di draghi e gnomi senza auricolari o tablet.

cabotEcco cosa dice la scrittrice per ragazzi Meg Cabot: “I ragazzi sono velocissimi ad adottare una novità e altrettanto veloci ad abbandonarla appena arriva qualche altra cosa più interessante. Vi ricordate My Space? Mi domando spesso quale popolare piattaforma di scambio di messaggi sarà il nuovo gioco abbandonato di Internet, perciò evito di menzionarne il nome per evitare che il libro appaia troppo datato. Ma confesso di adorare la tecnologia quanto gli adolescenti e non posso fare a meno di guardare alle ultime novità come nuove emozionanti possibilità narrative.”

In effetti, la tecnologia può essere uno spunto narrativo: tweet o whatsup per comunicare tra ragazzi qualcosa di importante, in tempo reale, può appassionare molto a una storia di mistero. Significa anche velocizzare molto il ritmo narrativo, ma questo è già cambiato da tempo, almeno da quando il cinema è diventato il medium di riferimento, sostituendo il teatro e da quando i lettori non hanno più bisogno che si descriva perfettamente una balena per visualizzarla: sanno già cos’è.

 

 

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2 commenti
  1. Rita ha detto:

    Ho tre figli 16, 13 e 8 aani e il mondo delle nuove tecnologie così veloce e istantaneo spesso mi spaventa!
    E’ vero che fa parte delle nuove generazioni, è vero che non si può ritornare all’era dell’Arcadia, ma come madre faccio fatica a trasmettere il senso del giusto e consapevole limite. Tutto corre veloce e spesso i nostri giovani rischiano di perdere di vista dei tempi e dei luoghi fondamentali. Vorrei tanto che i miei figli riscoprissero il valore di riflettere con calma, magari scrivendo su di un semplice foglio di carta con la mitica penna stilografica. Mi piacerebbe rivedere in loro il gusto di andare a trovare in casa un amico piuttosto che passare ore a chattare, vorrei che si muovessero anche in bici per il paese invece di navigare solo e soprattutto su internet.

    • Rita carissima, sono d’accordo con te. Come narratrice non posso certo trascurare l’uso delle tecnologie e, come dice Cabot nell’intervista, bisogna farlo con una grande cautela, perché le mode passano velocissime e i romanzi rischiano di diventare subito vecchi. Ma come sai nei miei libri prediligo la dimensione dello sport, dell’arte: suonare uno strumento, dipingere, praticare calcio o basket non si può farlo da seduti, chiusi in camera! Queste dimensioni sono insostituibili e di grande formazione per i ragazzi, oltre che di piacere. Di certo, loro non ci ascoltano quando li rimproveriamo (ed è giusto che li rimproveriamo) per le ore nelle chat, ma se facciamo con loro qualcosa, di sicuro ci seguono: bisogna uscire di casa, andare al parco, giocare a pallone con loro, andare in bici, a un concerto, portarli a teatro, al musical, e, perché no, usare fogli di carta e matite e penne per disegnare, scrivere, magari su carta colorata, inventando storie. Pensiamo anche ai nostri comportamenti, da adulti: si entra in casa, si accende la tv, ci si stravacca lì davanti per ore (ore!!!), si sta al telefono per ore, e anche al computer per ore. Si fuma, si beve, si prendono ansiolitici, antinfiammatori, tranquillanti. Non andiamo fuori, non siamo sportivi, non amiamo la natura, non andiamo a fare una passeggiata se non siamo in vacanza, e allora che esempio diamo ai nostri figli? Nei romanzi, offro qualche spunto, qualche strategia: coltivare una passione, riconoscere i propri desideri e i talenti, apprezzare la semplicità, impegnarsi nello sport, dare una mano agli altri, essere osservatori, leggere, scrivere, andare in biblioteca… Per non essere soli e bombardati da messaggi e slogan preconfezionati e dunque sviluppare un pensiero libero, un corpo sano.

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