pietre preziose

montanariA leggere “Le pietre e il popolo” di Tomaso Montanari (Minimum Fax) vengono i brividi. Venezia, Napoli, Firenze, Roma: le nostre bellissime e vetuste città, venerate per secoli, sembrano oggi più a rischio che non sotto i bombardamenti tedeschi dell’ultima guerra o minacciate dai terremoti. A causa di amministrazioni rapaci, piegate sl servilismo del marketing e dei nuovi potentati (che sono stilisti o miliardari ignoranti con lo sfizio di giocare a golf in una biblioteca nazionale o di cenare sul Ponte Vecchio), le secolari pietre rischiano di sgretolarsi, le città di svuotarsi di abitanti per trasformarsi in outlet di lusso, mentre i cittadini che con le loro tasse pagano Soprintendenze, Biblioteche, personale e accademie, sono deportati nelle periferie a prendere in tivù l’esempio del divertimento, cioè la fatuità e l’ignoranza.

Certe cose è meglio leggerle perché ce le dimentichiamo: sono passati anni dal terremoto e l’Aquila è ancora lì da ricostruire; di fronte a Venezia il delirante sarto Pierre Cardin vuole porre una torre, a Marghera, forse emulando una delle famigerate sette meraviglie del mondo antico che era il faro di Alessandria; a Firenze la cantante rock paga una somma consistente per visitare gli Uffizi da sola, accompagnata dalla Soprintendente in persona, come neanche un papa (papa Francesco di sicuro no); a Napoli la biblioteca dei Girolamini viene depredata dal direttore che contrabbanda tomi antichi. Sembra di leggere pagine delle invasioni barbariche, invece siamo noi, oggi.

Per fortuna, c’è chi si oppone, chi denuncia, chi vigila. Non gli amministratori, che parlano tutti di “sfruttamento” e ormai sono obnubilati dal concetto di profitto. Ma persone che hanno senso dello stato, competenza, serietà. Dunque ci si commuove a leggere dei due bibliotecari della Girolamini, Maria Rosaria e Piergianni Berardi, fratello e sorella precari che hanno difeso la biblioteca, hanno avuto il coraggio di parlare, far sapere e fermare lo scempio. Il presidente Napolitano li ha nominati cavalieri del lavoro: un piccolo segno di riconoscimento nell’indifferenza generale che versa sul nostro tesoro, “nostro” di cittadini italiani, non di turisti o miliardari evasori.

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