passione e verità

foto 2Sarà che sono stata bibliotecaria e critico letterario, ma trovo che intervistare un autore soprattutto pubblicamente, con la presenza attenta e partecipata delle persone, sia un’esperienza stimolante e felice, un ritrovarsi e sentirsi parte di quella comunità pensante ed esigente che sono i lettori.

Così, venerdì sera, con il gelo improvviso calato sull’Italia, mi sono sentita assai fortunata di intervistare e far parte del pubblico  venuto nella sala dell’Abbondanza di Massa Marittima per ascoltare Cristina Comencini parlare del suo lavoro di scrittrice e regista, del suo metodo, della sua ricerca, con passione e verità, con energia, competenza e lucidità, intelligenza, sentimento.

Letteratura e cinema d’autore permettono riflessioni profonde, che integrano frammenti autobiografici con immaginazione, studio, osservazione. Comencini ci ha parlato di come le nascono le sue storie: da concetti che le interessa sviluppare, conoscere, comprendere, da sentimenti prima ancora che da figure o storie, sentimenti che diventeranno in seguito personaggi e relazioni.

Comencini è l’autrice per eccellenza delle relazioni contemporanee, dello scenario complesso, nuovo, profondamente cambiato negli ultimi trent’anni in Italia, trasformato per la radicale mutazione antropologica della donna, un cambiamento impressionante, avvenuto nell’arco di pochi decenni che ha scardinato un ruolo cristallizzato da secoli.

Perciò parlare con Comencini significa ampliare l’orizzonte letterario e cinematografico alla psicologia, la sociologia, l’antropologia, la politica, la filosofia, perché i suoi testi – letterari, cinematografici e teatrali – chiamano in causa introspezione psicologica, conflitti generazionali e dinamiche interpersonali, la scena sociale, il mutamento di costumi e il soggetto politico femminile.

Poi, c’è una piccola nota personale: come scrittrice, come donna italiana, sono fiera di una autrice di grande spessore in un panorama letterario e cinematografico che si appiattisce sulla televisione e sulla sua grande superficialità e che pretende di confondere il valore culturale con quello merceologico. Quando si sente vibrare le parole profonde e appassionate di un’autrice di calibro (una tra le rarissime registe italiane, che sa confrontarsi con i diversi media), si sente, si vive la differenza, la necessità che qualcuno ci coinvolga in viaggi introspettivi e concettuali, ci restituisca a noi stessi.

(la foto che ho pubblicato è stata scattata dallo scrittore Sasha Naspini, confuso tra il pubblico)

 

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