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Archivio mensile:dicembre 2013

Buffo festeggiare il nuovo anno in Marocco, dove ovviamente non si festeggia, almeno così mi dicono, vediamo stasera se ci sarà qualche botto dalle case francesi o americane o spagnole sparse per la città di Rabat, dove mi trovo ora.

Street food

Eccomi a pranzo oggi: come si vede prediligo locali di un certo livello… Be’ si può dire una delle migliori zuppe di legumi mai mangiate. Tra l’altro queste specie di baracchini di strada hanno crepe buonissime, servite con miele, panini caldi (pita) e certe pagnottine di semolino chiamate “harsha” squisite, anche se un po’ inzeppanti. Bisogna bere il té alla menta e vanno giù che è un piacere!

Buon Cenone di Capodanno!

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candelabriDribblando tra i film di Natale che inzeppano i cinema con le loro promesse di risate e allegria, ho visto l’altra seria un gran bel film, Dietro i candelabri di Steven Soderbergh. Una storia d’amore che mi ha ricordato un po’ il film amaro di Allen, perché anche qui c’è un giovane e bel ragazzo che si ritrova nel mondo dorato di un artista ricchissimo e famoso, e per un po’ di tempo è coccolato e viziato, anche se rinchiuso in una gabbia d’oro. Poi, la passione si spegne e, benché ancora innamorato, il bel ragazzo è praticamente messo alla porta e sostituito con uno più giovane e avvenente. C’est la vie.

Se non che, i due interpreti del film sono due massimi attori che, grazie a un prodigioso trucco, invecchiano o ringiovaniscono, ingrassano e dimagriscono, per il gioco della dissimulazione che tanto piace al regista. Tutto è inganno, tutto è palcoscenico, tutto è recitazione: Michael Douglas che recita la parte di un pianista gay, con una finta pelata con sopra una finta chioma, prima invecchiato poi ringiovanito dal lifting che l’anziano cantante si fa praticare e che è quello che Douglas deve aver fatto nella vita. Damon è un giovanottone biondo e palestrato, dalla pelle liscia, che ingrassa, poi dimagrisce, poi si cambia naso e mento. Entrambi gli uomini si fingono eterosessuali, anche perché pur vivendo in California in anni di libertà sessuale, guai dichiararsi gay.

Riflettere sull’eccesso di apparenza, sulla finzione, sulla recitazione nella vita oltre che nell’arte, e sul fatto che così si rischia anche di perdere un grande amore, e ricordare anche che l’amore non si preoccupa granché del genere sessuale, credo sia abbastanza natalizio.

tortaMa guardate che torta ha ricevuto la mia amica Nuccia per il suo compleanno!!! Riconoscete il logo della Banda delle Ragazzine?

Certo, Nuccia è una lettrice specialissima, ha un blog con sua mamma e parlano di libri: se volete dare un’occhiata, ecco il link: tempoxme.

Auguri, Nuccia!

 

 

 

 

sdraiatiQuando un libro ha un successo popolare come Gli sdraiati di Michele Serra (Feltrinelli), evidentemente tocca sensibilità collettive, e allora forse meglio leggerlo. Queste sensibilità però sono sempre quelle della gente di una certa età di cui ho detto nel precedente post, che Serra evidentemente è capace di accentrare nella figura del padre ostile, che non si raccapezza con il figlio adolescente, lo sdraiato che dorme di giorno e vive di notte ed è costantemente altrove grazie allo smartphone, in ogni luogo tranne che a scambiare due parole con il suo papà.

Che tristezza.

E anche: che noia. E soprattutto sai che novità. Leggendo il libro, non ha fatto altro che venirmi in mente il mio, di padre, negli anni ’70 del secolo scorso, furibondo con le sue due figlie strambe, sempre attaccate al telefono con gli amici, sdraiate (anche noi) sui divani e sui letti a blaterare (fumando come treni) e pontificare sul mondo, perché si pontificava parecchio sentendosi piccoli cristi in terra e questo vizio a qualcuno è rimasto addosso, per esempio a Serra che ha più o meno la mia età.

Poi c’era la musica rock a tutta manetta (almeno i nostri figli hanno il buon gusto dell’auricolare), musiche che papà giudicava “barbare” (essendo melomane e amante dell’opera lirica), e una moda folle per cui portavamo in pieno inverno gli zoccoli e le gonne di garza. E poi cianciavamo di politica, convintissimi che eravamo vicini a una rivoluzione (niente meno!). I maschi si acconciavano e atteggiavano a profeti (non hanno mai smesso).

Caro Serra, che tanto con mi leggi, prima di scrivere un libro così uggioso sui figli di oggi (avendo l’età per i nipoti), ti dirò un piccolo aneddoto personale. Mia madre una volta è venuta con me al liceo di mio figlio, per un colloquio con i professori. Era l’ora di ricreazione e per il corridoio passeggiavano le tribù contemporanee: hiphopper, tatuati, piercingizzati, le brave bambine, le ragazze dark, gli straccioni con capelli rasta, gli astronauti con le cuffie sempre all’orecchio, una miscellanea di umanità che ha fatto commentare la vecchia signora: “Mamma mia come sono i giovani di oggi!” Poi si è voltata verso di me e ha sbottato: “Voi però eravate peggio.”

Pensaci.

blue jasmine 1Blue Jasmine è un film da gente di una certa età. Certo mi piacerebbe sentire cosa ne pensano venti o trentenni, che per esempio nella multisala dove sono andata a vedere il film di Allen affollavano la sala con Lo Hobbit. Ma certo il film di un regista intellettuale e celebratissimo trent’anni fa, incentrato su una donna divorziata, fallita e impazzita, come fa ad attrarli? Peccato, però, perché alla fine il tema che Allen tratta già da alcuni film, e cioè la disuguaglianza e la spietatezza delle classi dominanti, l’impossibilità di farne parte se non si è parte per nascita e dunque il tonfo della democrazia e della contaminazione e mescolanza tra classi sociali è un tema importante e contemporaneo.

Qui poi c’è un cast eccellente, a partire dalla protagonista, la bellissima sofisticata e magistralmente brava Cate Blanchett e dalla coprotagonista Sally Hawkins. C’è un testo perfetto, per dialoghi, situazioni, che sarebbe adattissimo anche al teatro, un testo alla Tenessee Williams, al quale di sicuro si è ispirato Allen e cioè al Tram che si chiama desiderio e alla pazza Blanche che qui è la Blanchett. Come un richiamo nella recitazione alle eroine degli anni ’70 compie la Blanchett che a tratti ricorda la Geena Rowlands di “Una moglie” di Cassavetes, altrettanto bella e folle.

Con questa forte storia di donna e di donne (due sorelle, la popolana e l’altoborghese), il regista sembra dirci che si chiude il cerchio di una mai avvenuta affermazione femminile, anzi, dopo ben quattro decenni di battaglie, eccoci ancora lì sulla panchina tradite, irrealizzate, povere, sole, a parlare come pazze a noi stesse.