sdraiati

sdraiatiQuando un libro ha un successo popolare come Gli sdraiati di Michele Serra (Feltrinelli), evidentemente tocca sensibilità collettive, e allora forse meglio leggerlo. Queste sensibilità però sono sempre quelle della gente di una certa età di cui ho detto nel precedente post, che Serra evidentemente è capace di accentrare nella figura del padre ostile, che non si raccapezza con il figlio adolescente, lo sdraiato che dorme di giorno e vive di notte ed è costantemente altrove grazie allo smartphone, in ogni luogo tranne che a scambiare due parole con il suo papà.

Che tristezza.

E anche: che noia. E soprattutto sai che novità. Leggendo il libro, non ha fatto altro che venirmi in mente il mio, di padre, negli anni ’70 del secolo scorso, furibondo con le sue due figlie strambe, sempre attaccate al telefono con gli amici, sdraiate (anche noi) sui divani e sui letti a blaterare (fumando come treni) e pontificare sul mondo, perché si pontificava parecchio sentendosi piccoli cristi in terra e questo vizio a qualcuno è rimasto addosso, per esempio a Serra che ha più o meno la mia età.

Poi c’era la musica rock a tutta manetta (almeno i nostri figli hanno il buon gusto dell’auricolare), musiche che papà giudicava “barbare” (essendo melomane e amante dell’opera lirica), e una moda folle per cui portavamo in pieno inverno gli zoccoli e le gonne di garza. E poi cianciavamo di politica, convintissimi che eravamo vicini a una rivoluzione (niente meno!). I maschi si acconciavano e atteggiavano a profeti (non hanno mai smesso).

Caro Serra, che tanto con mi leggi, prima di scrivere un libro così uggioso sui figli di oggi (avendo l’età per i nipoti), ti dirò un piccolo aneddoto personale. Mia madre una volta è venuta con me al liceo di mio figlio, per un colloquio con i professori. Era l’ora di ricreazione e per il corridoio passeggiavano le tribù contemporanee: hiphopper, tatuati, piercingizzati, le brave bambine, le ragazze dark, gli straccioni con capelli rasta, gli astronauti con le cuffie sempre all’orecchio, una miscellanea di umanità che ha fatto commentare la vecchia signora: “Mamma mia come sono i giovani di oggi!” Poi si è voltata verso di me e ha sbottato: “Voi però eravate peggio.”

Pensaci.

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