Inferno e paradiso

Fes5Un nuovo Dante potrebbe prender ispirazione qui, in queste strade di Fes, per scrivere la Commedia, l’umana e divina commedia della vita, contrassegnata dalla fatica, e scandita dal richiamo alla preghiera dei muezzin dai minareti.

Ecco le bolge dei conciatori di pelle, a cielo aperto, che noi turisti veniamo a fotografare, impressionati, imbarazzati, sconcertati, alcuni con i nasi coperti dai fazzoletti per i Miasmi che salgono, e adesso siamo in inverno, dunque in estate deve essere tremendo, con contorno di mosche. Eppure, sono gli stessi lavoratori che ti invitano a farti un giro sulla terrazza e guardare, fare foto. Un modo come un altro per avere una mancia o vendere i prodotti o tutte e due le cose insieme. Vuolsi così colà dove si puote ciò che si vuole.

Fes4In alto, la visione del cielo inondato dal sole che non penetra fino nelle stradine strette, fin giù nelle bolge. Sole dorato come nelle pale del Trecento di Dante, che abbellisce persino i tetti rovinati, le terrazze che preferiscono ospitare antenne anziché giardini, le antenne che portano ai dannati le immagini di mondi scintillanti e popolati dalle divinità dei nostro tempo, effimere e fatue, lontane e glorificate a volte più di qualsiasi santo o del Dio che si prega e si teme ma non si desidera, non si lascia che espanda compassione e bellezza.

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