eternità e presente

grande_bellezzaSono andata a leggermi qualche critica su La grande bellezza di Paolo Sorrentino pre-Oscar. Una faccenda penosa.

Credo che si cada sempre nel contenutismo, pericolosissimo nel caso di un regista mai realista, invece surreale e bravissimo a rendere simboliche le sue inquadrature geometriche, che francamente più che Fellini mi hanno ricordato Pasolini, e Bunuel per appunto il surrealismo, l’astrazione.

Capisco perciò che i suoi film siano di comprensione internazionale, perché il ragionamento non è sociale, non è sulla Roma d’oggi, sullo sconforto della vita contemporanea (come fece Fellini ne La dolce vita), ma casomai sullo stato dell’arte e la Roma che appare è quella eterna, di “grande bellezza” appunto, scenografia metafisica, eterea, su cui si stagliano le piccolezze delle umane vicende, ma soprattutto dell’arte piccolissima di oggi, fatta di performance autoreferenziali, egocentriche e prive di comunicazione, ad uso di un piccolo pubblico di addetti ai lavori, lontanissime dunque dal mondo, dalle persone.

Ma credo che già questa mia interpretazione sia parziale e non renda merito a un film bellissimo e melanconico, dove il rito del funerale assume la massima spettacolarità, rispetto a tutto ciò che è effimero eppure ripetitivo, le feste e i balli notturni, i discorsi fatui sulle terrazze lontane dalla gente normale che non c’è, è “fuori scena”.

Oggi si va al cinema per vedere commedie o thriller o film fracassoni o distopici o di denuncia. Si va per chiudersi nel genere. Invece Paolo Sorrentino non è riconducibile a nessun genere, nessuno schema, nessuna citazione benché si scomodino appunto Fellini o Pasolini o Malik. Ha una cifra inconfondibile, che ci libera dal soffocamento del marketing culturale.

 

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3 commenti
  1. rborsella ha detto:

    Come al solito carissima Paola ha fatto centro! Condivido appieno quello che scrive. Il valore del grande Sorrentino finalmente viene da lei messo in luce in tutta la sua verità. Senza togliere nulla al grande Fellini, anche io ho trovato fuori posto il paragone fatto dalla maggioranza dei critici.

    Rita

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