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Archivio mensile:maggio 2014

andare in biciErcole Giammarco è presidente dell’Associazione dal simpatico nome Cyclopride. Il volumetto che ci incoraggia a usare la bici, Andare in bici (Garzanti) è veramente carino, ha una bella copertina, è scorrevole, divertente, ci offre molte informazioni, consigli, spunti e potrebbe convincere a scegliere la bici anche chi si trincera dietro i soliti stereotipi (la bici è pericolosa, faticosa, non siamo in Olanda, mancano le piste ciclabili eccetera eccetera).

Se non che a me sorge spontaneo un dubbio. Ma siamo sicuri che un libro sia lo strumento più adatto per far conoscere e apprezzare la bici, per stimolare la curiosità e infondere fiducia nei motoromani? Perché ho come il sospetto che ciclisti e lettori siano un po’ la stessa gente, cioè chi ama viaggiare lento e con mezzi leggeri, non inquinanti o addirittura pubblici, sia più propenso alla lettura, dunque, come me, legga e annuisca, legga per confortarsi.

Certo, ci si augura che un libro così sia letto soprattutto dagli amministratori (per esempio i nuovi che stanno per insediarsi in diverse località), e scoprano progetti innovativi come il “Vento”, che sarebbe un percorso ciclabile (treno+bici) da Torino a Venezia. Che leggano come non soltanto i soliti danesi e olandesi si accaniscono sulla ciclabilità, ma anche, chi lo direbbe mai?, i colombiani. Che i progetti legati al cicloturismo potrebbero offrire un alto ritorno economico (44 miliardi di euro l’indotto potenziale in Europa indicato da uno studio commissionato dal Parlamento Europeo), oltre ai vantaggi di salute, salvaguardia dell’ambiente e della bellezza.

Che vi devo dire? Speriamo che il nuovo Parlamento Europeo e i nuovi sindaci vogliano pedalare.

 

 

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settima stregaEsce in libreria in questi giorni la nuova edizione de La settima strega, pubblicata da De Agostini con questa nuova, affascinante copertina.

Ho rivisto e corretto il testo, a partire dalla protagonista Meg che nella nuova edizione ha quindici anni. A mio parere, il testo ha assunto un ritmo ancor più sostenuto e significati più profondi e coerenti. Ma lascio che sia un giovane lettore, Leonardo Moscardi della terza media (scuola Cavalcanti di Sesto Fiorentino), a parlare del mio libro con questa breve recensione che mi ha regalato:

“Si tratta senza dubbio di un libro molto appassionante soprattutto per chi, come me, è amante del fantasy e degli intrighi che questo genere riesce a creare. Inoltre l’autrice ha saputo condensare in un libro di sole trecento pagine numerosi stili e argomenti, a partire dagli amori adolescenziali e i problemi del bullismo, andando poi ad affrontare attraverso la trama e ciò che la protagonista dovrà fare, lo scempio della seconda guerra mondiale, i problemi e i conflitti storici contro le donne, contro la cultura e la libertà di pensiero e lo ammetto… nel punto in cui fa riflettere una delle protagoniste durante la guerra e l’orrore che essa ha generato, mi ha ampiamente commosso.

Per una volta, un libro fantasy che mette in secondo piano la magia intesa come formule e incantesimi, per la prima volta una magia intesa come fratellanza attraverso il tempo e lo spazio.”

Grand Budapest Hotel di Wes Anderson è una grande carrellata di attori famosi, soprattutto uomini, che interpretano maschere più che personaggi, per un film che ricorda il cinema della commedia degli anni Trenta, un film spiritoso, bellissimo visivamente, e molto ben costruito.

budapestUn film riassunto nella locandina molto bella, un vero quadro, dove sono raffigurati come in foto tessere antiche tutti i personaggi, tanti quante le stanze di un Grand Hotel e che hanno le fattezze di attori del calibro di Adrien Brody, Murray Abraham, Jeff Goldblum, Owen Wilson, Harvey Keitel, Bill Murray, Tilda Swinton, e molti altri intorno all’impeccabile Ralph Fiennes.

Si è detto un film molto carino e intelligente, che omaggia un autore celebre come Stefan Zweig. Però, posso dire? Di film del genere si ricorda poco: forse perché c’è ironia, raffinatezza di composizione geometrica, luce bellissima, ma non c’è commozione o inquietudine o tenerezza, nulla che ci tocchi nel profondo.

sciannaNon è una mia esortazione scaramantica, ma il titolo del nuovo romanzo di Giorgio Scianna, appena pubblicato da Einaudi. Una storia di due ragazzi rimasti orfani che riescono a vivere da soli nell’appartamento di famiglia a Milano, pur con la supervisione di due zii, uno che vive a Pavia e che ne è tutore, l’altro che viaggia molto ma che sa apparire nei momenti giusti.

Diciamo che l’orfano è una figura archetipica nella letteratura per ragazzi: gli orfani possono vivere grandi avventure proprio per il loro stato di bambini soli, però anche molto liberi dal controllo parentale. L’ultimo orfano assai famoso è Harry Potter, e abbiamo detto tutto. Certo, questo non è un romanzo per bambini, ma è un romanzo di sicuro per i cosiddetti “giovani adulti”, che dovrebbero andare dai 14 ai 18, ma su questa fascia d’età non si fa che discutere, anche perché gli inglesi considerano gli “young adult” gli adolescenti dai 12 fino ai 15.  Discussione a parte, non si nega la lettura agli adulti, per il tema della fratellanza e dell’accudimento tra fratelli (tra l’altro anche gli zii sono fratelli del papà che non c’è più), e per il tema che d’un tratto spunta e che ci tiene molto sulle spine, dell’usura.

Mirko, il diciassettenne protagonista, è bravo a scuola, bravo nello sport, bravo con il fratellino, ma non è né un santarellino né un automa. Si sente molto responsabile, in più è innamoratissimo ed è l’amore e la prospettiva di passare due giorni a Madrid con la sua ragazza che lo spingono al famoso “passo falso” e cioè chiedere soldi in prestito a un tipo assai losco. Potrebbe finire assai male, e se lo scrittore fosse stato uno di quelli atroci degli anni Novanta, di sicuro ci sarebbe scappato il morto magari anche un po’ torturato. Per fortuna, il pericolo è scampato (ovviamente non vi dico come) e l’insegnamento vale per tutti: ragazzi e adulti un po’ fiscali, pur liberalissimi e comprensivi, ma di certo un po’ tanto freddini.

 

Conchita De Gregorio è una celebre e bravissima giornalista e scrittrice, ma è anche una mamma e in questo libro, “Un giorno sull’isola: in viaggio con Lorenzo” (Einaudi), ha raccolto i racconti scritti insieme al figlio durante le vacanze estive.

degregorioEcco, questo credo sia l’esempio da cogliere: un libro come strumento di dialogo, di confronto tra genitori e figli, anzi tra madre e figlio adolescente, per la realizzazione di un progetto che unisce immaginazione e esperienza condivisa.

I racconti, in sé, sono carini, ma con molta franchezza devo dire che mi sono sembrati un po’ simili a quelli dei laboratori di scrittura con gli adolescenti. Alcuni sono molto simpatici, sanno fotografare le tipiche dinamiche familiari tra ragazzi e genitori, altri parlano degli adolescenti e sono sicuramente quelli più curiosi, mentre le storie più “adulte” sono come echi di altre scritture, da Marquez ad Amado o Allende, autori sudamericani perché quest’isola non è italiana, forse è spagnola e potrebbe essere centroamericana. Ma si sa che le isole, in letteratura, sono sempre luoghi favolosi, altrove dove è sempre estate e si è sempre bambini..