hotel budapest

Grand Budapest Hotel di Wes Anderson è una grande carrellata di attori famosi, soprattutto uomini, che interpretano maschere più che personaggi, per un film che ricorda il cinema della commedia degli anni Trenta, un film spiritoso, bellissimo visivamente, e molto ben costruito.

budapestUn film riassunto nella locandina molto bella, un vero quadro, dove sono raffigurati come in foto tessere antiche tutti i personaggi, tanti quante le stanze di un Grand Hotel e che hanno le fattezze di attori del calibro di Adrien Brody, Murray Abraham, Jeff Goldblum, Owen Wilson, Harvey Keitel, Bill Murray, Tilda Swinton, e molti altri intorno all’impeccabile Ralph Fiennes.

Si è detto un film molto carino e intelligente, che omaggia un autore celebre come Stefan Zweig. Però, posso dire? Di film del genere si ricorda poco: forse perché c’è ironia, raffinatezza di composizione geometrica, luce bellissima, ma non c’è commozione o inquietudine o tenerezza, nulla che ci tocchi nel profondo.

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2 commenti
  1. Domenico Astuti ha detto:

    Quando pensiamo alla letteratura mitteleuropea degli Anni Trenta, pensiamo alla nobiltà della sconfitta dei romanzi di Joseph Roth oppure a quell’ingegnere degli stati d’animo e dei comportamenti sociali che è stato Robert Musil oppure a quel palinsesto di simbolismi che è l’opera di Hugo von Hofmannsthal. Ma lo scrittore più famoso dell’epoca ( a cui si rifà Anderson, e lo dichiara sui titoli di coda ) è quel Stefan Zweig che tra gli Anni Venti e gli Anni Trenta, è stato uno degli scrittori più famosi al mondo; autore erudito, viaggiatore in Europa e poi tra Asia e Americhe, scrittore di tanti libri ma non solo romanzi e di alcuni racconti, perfetto rappresentante e cantore sublime degli anni del declino e poi della fine dell’Impero Austroungarico. Autore inserito da Claudio Magris nel ” comparativismo mitteleuropeo ” che avvicina Svevo ad Andric, Schulz a Kafka.

    Nelle interviste degli ultimi anni, Wes Anderson ( autore di film originalissimi e famosi come “ I Tanenbaum “, “ Il treno per Darjeeling “, “ Moonrise Kingdom “ ) ha citato spesso il grande scrittore austriaco andato a suicidarsi con la seconda moglie in Brasile. Ha cercato di prendergli ‘ l’anima ‘, e in questo film ha confessato come sia stato “ quasi un plagio ” il suo “ Grand Budapest Hotel “ con l’ultimo romanzo di Zweig “ Estasi di Libertà “. Naturalmente, non la storia di per sé ma quell’humus mitteleuropeo che resta un luogo narrativo prezioso e resistente al tempo. Anderson impasta i sentimenti di un’epoca e li fa lievitare con ironia, fa una trasposizione della vita reale dei tempi di Zweig, una vita onirica delle sue storie in una dimensione fiabesca, dolciaria e nera, in cui spesso si sorride. E come ha scritto sagacemente Giancarlo Zappoli: Una riflessione sull’arte del narrare che può permettersi di parlare della realtà profittando di quanto di meno realistico si possa escogitare.

    Wes Anderson è uno dei grandi registi in circolazione, in tutti i suoi film non ha mai sbagliato un colpo, facendo sempre centro. Oramai c’è uno stile Anderson, stile inconfondibile, fatto di creatività, ricerca visiva, colori pastello e originalità narrative. Stile che ha affascinato milioni di spettatori e gran parte dei critici mondiali, molti sono suoi fans. E nel mondo dell’immagine molti hanno dei debiti narrativi verso di lui, ed è stato state più volte omaggiato nel mondo dell’arte, dell’illustrazione, della moda e dei video.

    Insomma annche questa volta Anderson ha realizzato un film prezioso, intelligente, ironico e ricco di trovate che riempiono lo schermo e danno al ritmo del film una leggerezza così poco ‘ coerente ‘ con il dramma di quei tempi ma che lascia stupiti, quasi divertito, lo spettatore che oltretutto resta anche meravigliato dall’enorme cast di alto livello e a volte con ruoli quasi marginali.

    Anderson ha diretto al meglio un film splendido e sembra rifarsi alle opere dei grandi registi dell’epoca come Lubitsch ma si possono trovare dei tocchi alla Chaplin ed anche all’Orson Welles degli anni cinquanta. Anderson crea un film perfetto per concretezza, leggerezza e incongruenza, il tutto con l’intenzione riuscita di farci levitare su una nuvola di panna.

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