di cosa parliamo…

Di cosa parliamo quando parliamo di scrittori? Scrittori di un libro, un reportage, un’autobiografia, di articoli su giornali locali oppure di un rosa scritto a quattro mani o un giallo fantascientifico, scrittori autopubblicati e autopromossi, scrittori di scritture di ogni genere e tipologia.

Scrittori pubblicati da piccole medie o grandi case editrici, scrittori incensati, scrittori premiati, grandi comunicatori, scrittori-prodotti sicuri, scrittori di mestiere, ma ormai tutti parlano di mestiere anche chi non ha molto idea di che razza di mestiere sia.

Poi legenglandergi un libro come questo, un libro di racconti e capisci la differenza tra essere scrittori per caso o per vanità ed essere scrittori per mestiere e vocazione. Sto parlando di “Di cosa parliamo quando parliamo di Anna Frank” di Nathan Englander (Einaudi 2012), un autore di calibro, che ci racconta belle storie, riuscendo a miscelare una narrazione contemporanea a una narrazione sulla falsariga della leggenda, sulla scia di Singer.

Così, bellissimo il racconto che apre la raccolta e che cita il celeberrimo (ma oggi temo che nessuno sappia più cosa sia) racconto di Raymond Carver, Di cosa parliamo quando parliamo d’amore, offrendoci riflessioni sull’identità e la memoria in noi occidentali, ebrei e non. Bellissimo il racconto di una famiglia di coloni ebrei in Israele-Palestina, dove resta solo la madre vedova e senza figli, tutti uccisi nel perenne conflitto tra due popoli irriducibili.

Per quanto mi riguarda, poi, che dire del piccolo capolavoro dell’autore anziano che gira le librerie a fare reading per un solo, implacabile lettore che lo segue dappertutto e lo incita a leggere anche se in sala c’è soltanto lui? Fantastico, struggente, mirabile, ricorda il tocco magico di un grande italiano: Italo Calvino.

 

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3 commenti
  1. Chiara ha detto:

    Ciao Paola,mi hai fatto venir voglia di leggere questo libro….il racconto che citi mi ha ricordatola prima volta che ci siamo incontrate a Padova,alla libreria Mondadori e tu hai presentato il tuo libro a me è ad una signora con due bambini…un momento ugualmente magico…pochi ascoltatori ma molto interessati….meglio che molti annoiati no? 🙂

  2. Certo! Sono d’accordo, oltretutto è stato un incontro importante, siamo sempre in contatto e tu hai ispirato “lasciatemi in pace!”, dunque… Grazie! Ciao.

  3. Chiara ha detto:

    Per me é un onore essere in contatto con te,lo sai, e quando qualcuno a scuola legge “Lasciatemi in pace” e trova il mio nome divento una prof più brava….

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