sì, viaggiare

Perché si viaggia?

terzaniNei suoi appunti, una specie di diario mai davvero fatto e sempre abbozzato (promettendo a se stesso di iniziarne uno, preciso), ma rintracciabile in quelle note sparse e ricomposte ora dalla moglie Angela nel bel libro “Un’idea di destino”, Tiziano Terzani, instancabile e curioso viaggiatore, ci offre la sua idea:

“Per me è un modo di scappare dal conosciuto in cerca di qualcosa che non conosco… un modo per scappare da casa per cercare casa”

Questa “casa” è anzitutto la Cina, dove si sente a suo agio, ma da dove è cacciato per gli articoli critici degli anni ’70; è la Thailandia, è l’India, è il Tibet, è comunque e sempre l’Asia, che Terzani percorre nelle strade, in mezzo alla gente, tra disperazione, mendicanti, sporcizia, a volte chiedendosi “Cosa ci faccio qui?”, a volte furioso contro quegli occidentali che vanno in Oriente al seguito di un cosiddetto guru, a volte felice di essere “nessuno” in mezzo alla folla di ignoti, dove perdere il proprio narcisistico “sé”.

“Viaggiare è un arte. Il problema è che oggi viaggiano tutti e con ciò si rovina il mondo, si inviliscono i veri viaggiatori”, prosegue l’11 luglio 1999 a Roma, qualche anno dopo la cura in USA per un tumore, dopo aver deciso di smettere la vita di cronista, pure tanto voluta e accettata in Italia solo come collaborazione occasionale dai grandi giornali (e ci sono pagine che fanno indignare), per fortuna svolta per un giornale tedesco, lo Spiegel.

Lui, italiano che scrive per un giornale tedesco dall’Asia dove si sente cinese, spiega così il suo grande amore per il viaggio: “Il sogno di ogni viaggiatore è di arrivare dove nessuno è stato… adoro essere in mezzo alla folla, essere in incognito.”

Ma c’è anche un segreto per chi viaggia molto lontano, e va sicuro: “Sono qui solo perché so che, non da qualche parte del mondo, ma lì, in quella casa, a tenere acceso il fuoco di tutti ci sei tu.” La moglie Angela, angelo del focolare.

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1 commento
  1. Mario ha detto:

    Il mio scrittore preferito da sempre.
    O almeno da quando ho letto il suo primo libro!

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