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Archivio mensile:dicembre 2014

ferranteQual è il mistero di Elena Ferrante? Non parlo della persona che si cela dietro un nome d’arte, che tanto incuriosisce, quanto il segreto della sua scrittura ammaliante, che risucchia il lettore nelle pagine, anche le centinaia e centinaia della sua quadrilogia de L’Amica Geniale, che quest’anno si è conclusa con “Storia della bambina perduta”.

Sarà che scrive di noi, del nostro tempo, dall’angolatura speciale di una donna nata in un quartiere popolare di Napoli e diventata scrittrice di successo? Non basterebbe. Il suo è un romanzo a sfondo storico e sociale, che riassume sessant’anni di vita italiana, dal dopoguerra fino a oggi. Potrebbe essere interessante, ma noioso. Oltretutto, quanto materiale: il rischio è la superficialità, l’approssimazione assiomatica. Invece, né l’una né l’altra. Perché si tratta della vita di una persona, che fatica e soffre, paga alti prezzi per l’amore e la realizzazione, e si rispecchia in un’altra, nell’amica di una vita, che più ancora di lei paga il prezzo della sua intelligenza e della sua sensibilità. Dunque, è questa vita messa a nudo, come cartina di tornasole di una condizione umana, femminile, in questi decenni e in questo presente italiano, che ci commuove, ci incolla alle pagine, ci fa tornare sulle frasi, sulle parole, sempre precise, addirittura spietate.

Perché sarebbe confortante leggere nella storia di Elena Greco, detta Lenù, io narrante dell’intera quadrilogia, il percorso di un riscatto dal rione povero e malfamato ai salotti letterari, alla fama, a una vita piena: ma è la stessa narratrice a registrare i limiti e la fatuità di una sorta di “scalata sociale” ottenuta attraverso lo studio e la scrittura, come un tempo accadeva e oggi, con i crudeli tempi di arrivismo attraverso strumenti più spicci come corruzione e malaffare, non accade più. Tutto finisce dove e com’era cominciato, con in più la disillusione e l’amarezza di aver perduto la parte più viva e migliore, l’essenza incandescente e irredimibile, di sé.