Occhioni vuoti

bigeyesChe noia Big eyes! Come gli occhioni delle figurine tetre e patetiche della pittrice Keane, il film di Tim Burton è abbastanza piatto, e si limita a una specie di biografia patetica dell’artista manipolata dal marito che peraltro rese celebri queste illustrazioni di bambine e bambini con gli occhi grandi, tanto da rendere ricchissimo se stesso e la consorte sfruttata.

Almeno Burton avesse affondato un po’ le sue unghie in questo ritratto melenso, ispirandosi magari a Cappuccetto Rosso: che occhi grandi che hai e che bocca grande… per mangiarti meglio! Invece niente, si limita a tratteggiare una tipica fiaba americana con tanto di happy end, e cioè la separazione dal marito profittatore dell’artista nascosta e la plateale dimostrazione che l’autrice era lei, dipingendo in piena aula giudiziaria una faccetta con gli occhioni.

Magari Burton ha voluto omaggiare la tipica produzione anni ’60 americana: la pittrice somiglia a Marilyn Monroe, e anche un po’ a Doris Day, e il processo sembra una puntata di Perry Mason, peraltro mostrato in tivvù. E dire che di spunti ce ne sarebbero stati, per fare un film appena un po’ più sostanzioso, anche solo indagando un fenomeno commerciale che precedette quello planetario di Hallo Kitty.

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