la mistificazione della guerra

sniperPer cadere nella seducente trappola del film di Clint Eastwood, American sniper, bisogna anzitutto bersi le due favolette che già ci furono propinate nel 2001 per sferrare l’attacco all’Iraq: la prima è che la guerra in Iraq serviva a combattere il terrorismo internazionale (per la menzogna che l’Iraq nascondeva armi atomiche il primo ministro inglese Tony Blair perse il posto), la seconda è che c’è una guerra che bisogna pur combattere, per difendere se stessi, il proprio paese e varie altre ciance retoriche.

Con la sospensione della credulità così avviata, si sta due ore a seguire la parabola del brav’uomo Chris Kyle, texano semplice e di buon cuore, che va alla guerra perché vuol dare una mano a proteggere l’America e anche i suoi commilitoni. i Navy Seal, cioè gli addestratissimi militi del corpo speciale della marina. Il brav’uomo è un cecchino dall’occhio di falco che uccidendo donne e bambini perfidissimi, che nascondono granate, salva i marines in perlustrazione in città diroccate e ancora abitate da infidi cittadini iraqeni (ma perché non se ne vanno dal campo di battaglia, cioè da casa loro?). A tal punto sente il suo dovere di cane pastore, che Kyle torna tre volte in Iraq per varie campagne e alla fine uccide anche un cecchino nemico, il malefico siriano campione olimpico asservito alla diabolica causa degli islamici.

Bene. E se invece avessimo ribaltato la visione? Se quel cecchino siriano fosse stato il protagonista, quello che cerca di dare una mano in un paese devastato e assediato, rastrellato da corpi di un esercito invasore? Per carità, il punto di vista è americano, e io non ci vedo nessuna denuncia sull’assurdità della guerra, tutt’altro. Ne esce rafforzata l’idea cavalleresca di un paese che combatte per proteggersi e lo fa con regole e persino buon cuore, contro la brutalità insensata di spietati “macellai” che trapano i bambini. Ma attenzione, è solo propaganda, è seduzione, è finzione. Quando il buon cecchino americano ha sotto tiro quello che dovrebbe essere il secondo bambino da uccidere, ed esita e infine non lo colpisce perché il piccolo lascia cadere il bazooka che ha tentato di impugnare, bene, questo non è scrupolo paterno, ma esigenza di copione: la regola degli studios è che due bambini in uno stesso film non possono morire.

 

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: